IN AEVUM AGERE – Ptolomea – Canto XXXIII

Pubblicato il 30/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: IN AEVUM AGERE
  • Durata: 00:42:34
  • Disponibile dal: 24/04/2026
  • Etichetta:
  • Metal On Metal

Gli In Aevum Agere sono da considerare – per longevità, intransigenza, coerenza e attitudine resiliente – l’essenza stessa dell’underground metal campano, una creatura dalle tinte epic doom dalla personalità molto decisa, costruita a partire dal lontano 2004 attorno alla visione di Bruno Masulli.
Il cantante, chitarrista e produttore partenopeo ha sempre mostrato uno stile riconoscibile tanto nel lavoro alla sei corde – devoto non solo allo stile della coppia Johansson/Björkman dei Candlemass ma anche a quello di Chuck Schuldiner in talune armonizzazioni – quanto nell’impostazione vocale accostabile a quella di Johan Längquist, storico frontman del gruppo doom metal svedese.
Dalla prima demo del 2007 fino a “Ptolomea – Canto XXXIII”, Masulli ha sviluppato un singolare universo artistico nel solco dell’epic doom metal, coerente e profondamente personale, alimentato parallelamente anche attraverso realtà che lo vedono nella veste di frontman e autore come Annihilationmancer, Power Beyond, I Miti Eterni, formazioni ben conosciute nell’underground campano. Un percorso, quello dell’autore, prolifico e quasi totalizzante che, nel tempo, ha appassionato una larga fetta di estimatori del doom, dell’epic e del power metal underground più autentico e intransigente.
Dopo aver concluso due anni fa con “Darkness, Then Light” la trilogia dedicata all’Inferno dantesco – iniziata con “Canto III” nel 2019 e proseguita due anni dopo con “Emperor Of Hell – Canto XXXIV” – Masulli torna ancora una volta all’universo della Divina Commedia con “Ptolomea – Canto XXXIII”, lavoro che sposta il focus verso il “Purgatorio”, nella direzione di un percorso narrativo meno disperato rispetto ai dischi precedenti. Il titolo può inizialmente trarre in inganno: la Tolomea è infatti uno dei quattro settori del nono cerchio dell’Inferno, quello riservato ai traditori degli ospiti, descritto da Dante proprio nel XXXIII canto dell’Opera, dal quale il disco riprende il nome, ma è da qui che il trio composto da Marcello D’Anna al basso e Michele Coppola ai tamburi fa partire il viaggio ascensionale della narrazione.

L’opener “IX” introduce immediatamente l’ascoltatore in questo scenario con uno strumentale cupo e dissonante, tra assoli di chitarra armonizzati a comporre melodie sinistre, quasi delineando una porta spalancata sulle profondità infernali, prima che “The Avaricious And The Prodigal” adagi la narrazione lirica su strutture di riff monumentali, coronate da un’interpretazione vocale teatrale e sofferta.
La claustrofobia finora tracciata fa presto a dissolversi con “Ascending”, un midtempo sorprendentemente melodico per gli standard dei nostri – dal chorus quasi orecchiabile – capace di far emergere il lato più evocativo e arioso della formazione campana senza perdere solennità, accompagnando musicalmente il passaggio dalle tenebre infernali verso una dimensione più luminosa, fino a evolversi nei toni più meditativi ed elegiaci di “Repentance (Antipurgatorio)” costruiti attorno a riff lenti e contemplativi che restituiscono perfettamente il senso di attesa e purificazione tipico dell’Antipurgatorio dantesco.
“In Purgatorio” spezza improvvisamente gli equilibri con assalti quasi thrash, cori epici e rallentamenti dissonanti che mostrano il lato più dinamico ed aggressivo del gruppo, mentre “Mundus Moriens” lascia emergere apertamente l’anima death metal di Masulli – sia chiaro, sempre quella pregna del senso melodico di scuola ‘schuldineriana’ – con riff oscuri e minacciosi che evocano scenari decadenti e espiatori (merito anche di una notevole prestazione dietro le pelli). Dopo la breve citazione recitata nell’“Intro”, “Ptolomea” si trasforma in uno dei momenti più intensi e cinematici dell’intero lavoro: uno strumentale nel quale intrecci di chitarre, armonizzazioni e assoli costruiscono paesaggi sonori dal fascino oscuro, in equilibrio fra epic doom e suggestioni power che, a tratti, richiamano addirittura i Nevermore più malinconici e atmosferici.

“The Earthly Paradise” e “Empyreo”, che messe insieme superano gli undici minuti complessivi di durata, rappresentano il momento culminante dell’intero percorso narrativo costruito dagli In Aevum Agere in questa nuova opera. La prima apre finalmente il disco verso scenari più luminosi e mistici: le armonizzazioni chitarristiche perdono gradualmente il peso opprimente accumulato nei brani precedenti, lasciando spazio a melodie solenni ed ariose che accompagnano l’approdo al ‘Paradiso Terrestre’ con un tono trionfale ma sorprendentemente misurato.
“Empyreo” completa invece definitivamente l’ascesa spirituale abbandonando quasi del tutto le tensioni infernali della quadrilogia: le chitarre si muovono fra aperture maestose e linee melodiche rarefatte mentre la voce di Bruno Masulli assume un’impostazione più solenne e contemplativa, suggellando il finale del disco con una sensazione di pace sospesa e redenzione finale che lascia lentamente dissolvere tutta l’oscurità accumulata lungo il viaggio.

Gli In Aevum Agere del 2026 appaiono come una delle perle più genuine dell’underground doom tricolore, e “Ptolomea – Canto XXXIII” rappresenta probabilmente la punta di diamante di una produzione ormai ventennale che, fra demo, EP, singoli e cinque album in studio, meriterebbe una consacrazione ben più ampia all’interno della scena doom nostrana.
Non c’è perfezione assoluta fra questi solchi, se non quella della loro purezza e della loro ostinata intransigenza: un lavoro così stratificato e narrativamente ambizioso, però, avrebbe probabilmente beneficiato di una produzione più rifinita e potente e meno ‘ruvida’, capace di valorizzarne ulteriormente le molteplici sfumature atmosferiche e meramente strumentali, riuscendo a conferire colore e varietà ai brani che talvolta finiscono per assomigliarsi leggermente nel loro sviluppo.
D’altro canto, gli estimatori degli In Aevum Agere sono abituati a questa ruvidità, figlia di una pulsazione creativa incessante e quasi incontrollabile, che ha comunque il merito di conservare il progetto di Bruno Masulli così autentico e distante da qualsiasi ricerca di compromessi o ammiccamenti verso soluzioni più immediate. L’autoproduzione, più che un limite, appare allora come l’unica soluzione realmente compatibile con la continuità artistica e narrativa di un percorso musicale così personale, prolifico e profondamente radicato nello spirito più puro dell’underground metal italiano.

TRACKLIST

  1. IX
  2. The Avaricious And The Prodigal
  3. Ascending
  4. Repentance (Antipurgatorio)
  5. In Purgatorio
  6. Mundus Moriens
  7. Intro
  8. Ptolomea
  9. The Earthly Paradise
  10. Empireo
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