7.0
- Band: IN MOURNING
- Durata: 00:47:15
- Disponibile dal: 29/08/2025
- Etichetta:
- Dalapop
- Supreme Chaos Records
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Sono passati ormai più di vent’anni da quando gli In Mourning hanno iniziato a costruire, con dedizione e coerenza, un discorso musicale sì fedele a se stesso, ma comunque in grado di rielaborare con una perenne consapevolezza le proprie necessità di espressione. In quel limbo elegante tra death metal melodico e progressivo, con derive malinconiche, la band svedese si è guadagnata il proprio spazio grazie a dischi solidi e coerenti, dai più pesanti albori di “Shrouded Divine” fino al recente “The Bleeding Veil”.
Con “The Immortal”, settimo album in studio, il gruppo conferma la propria identità con una prova compatta e consapevole che, pur senza cercare svolte improvvise, ribadisce l’efficacia di una formula ben oliata nell’ultimo pugno di lavori pubblicati.
Il disco suona esattamente come ci si aspetta un album degli In Mourning: al tempo stesso la sua forza e forse suo limite. Se da un lato, infatti, ci si ritrova subito immersi in un burrascoso mare fatto di riff corposi, melodie decadenti e cambi di tempo cesellati con precisione, dall’altro si percepisce una certa prevedibilità che, sebbene non comprometta la qualità complessiva, impedisce al lavoro di compiere il salto verso qualcosa di più incisivo o memorabile, restando ben presente nel su citato mare sonoro.
Tecnicamente, “The Immortal” non ha difetti: le chitarre, eleganti e stratificate, disegnano paesaggi sonori densi e crepuscolari, la produzione restituisce con chiarezza ogni sfumatura, e pure che quando si cerca di inserire qualcosina di diverso (come il piglio diretto e moderno di “The Sojourner”, pubblicata anche come singolo) si percepiscono buon gusto e professionalità.
Non mancano i riferimenti agli Opeth, che riaffiorano in brani come “Song Of The Cranes”, né momenti più eterei e post-rock, come la buonissima “As Long As The Twilight Stays”, tra i vertici emotivi del disco assieme a “The Hounding”, brano di chiusura oppressivo, marziale, con un riffing che si fa quasi ritualistico nella sua progressione inesorabile, per un brano emozionante.
Si, manca quel momento di rottura – come faceva ad esempio una “Solitude And Silence” nel precedente lavoro – e ci piacerebbe sentire la band prendersi qualche rischio in più, ma il risultato finale resta notevole, grazie anche all’intenso lavoro delle due voci (quella growl, di Tobias Netzell, e quella pulita, di Björn Pettersson) con degli intrecci ben dosati capaci di donare dinamica alle trame vocali.
“The Immortal” è, in definitiva, un disco riuscito, che conferma la classe e l’eleganza degli In Mourning, che magari non sorprende, ma convince e conferma la bontà del progetto svedese.
