IN.SI.DIA. – Istinto E Rabbia

Pubblicato il 30/04/2014 da
voto
8.5
  • Band: IN.SI.DIA
  • Durata: 00:38:20
  • Disponibile dal: 01/09/1991
  • Etichetta: Polydor
  • Distributore:

C’erano una volta quattro ragazzi bresciani che suonavano thrash metal. Sul finire degli anni ’80 si erano uniti sotto il nome di Inviolacy, e dopo qualche anno erano entrati in studio per registrare, nel ’91, i primi risultati dei loro sforzi compositivi. All’epoca cantavano in inglese e l’EP scaturito dalle sessioni di registrazione, “No Compromises!!!”, seppure ancora acerbo, aveva destato le attenzioni dei metalhead tricolori e anche di qualcuno che col metal c’entrava poco o nulla. L’interessamento di Omar Pedrini dei Timoria aveva portato la band prima alla registrazione del disco d’esordio, poi al contratto con la Polydor, major che, né prima né dopo, ebbe l’ardire di mettere sotto contratto una band italiana dedita a suoni così duri. Nel frattempo anche il nome della band era cambiato e ora i Nostri si facevano conoscere come IN.SI.DIA. (INviolacy SInful DIAlog). “Istinto E Rabbia”, questo il titolo del primo full-length, era ed è un prodotto che guardava dall’altra parte dell’oceano, alla Bay Area da cui il thrash era originariamente scaturito, ma che si distingueva per una italianità profonda, di cui il cantato in madrelingua era il sintomo più evidente, ma non l’unico. Si tratta di un debut decisamente ben strutturato, l’istintività tipica delle opere prime va di pari passo a una musicalità già compiutamente sviluppata e a un disegno dei singoli brani che non lascia nulla al caso. Risentendolo, assaporiamo quella magia che solo il taglio naïf di alcune opere minori del thrash a stelle e strisce poteva regalare; ci vengono in mente i mai abbastanza celebrati Powermad di “Absolute Power”, per fare un esempio di band thrash al 100% ma non allineata a nessun grande nome; perché quello degli IN.SI.DIA. era uno stile indubbiamente codificato da altri, ma che sgomitava per essere diverso e non omologato. E ci riusciva. Ce la faceva grazie a quelle linee vocali in italiano che non avranno avuto nulla di perfetto, e che però, attraverso la voce di Riccardo “Yard” Panni, restituivano una descrizione vivida e cruda della desolazione umana, del disagio, di una voglia di cambiamento che non riusciva a canalizzarsi verso qualcosa di preciso, un sentimento che suona oggi più che mai attuale. Centra il bersaglio, “Istinto E Rabbia”, per via di un senso della melodia tipicamente figlio dello Stivale, che prima di loro solo la Strana Officina era riuscita a introiettare in un contesto metal, e che diventava emblematico in “Il Tempo”, dall’incipit cantautorale commovente, prima che una frustata dolorosissima da finisseur del thrash e uno stacco mozzafiato nel ritornello riportassero il pezzo su binari più canonici. Sotto un cielo livido e intrappolati in un’aria impregnata di fumi industriali, sottomessi da una disillusione così fisica da otturare i pori della pelle e bloccare gli organismi viventi in ogni azione, gli IN.SI.DIA. riuscivano a veicolare come meglio non si sarebbe potuto emozioni tristi come la solitudine, il senso di inutilità, l’incapacità di prendere in mano la propria esistenza, creando un ponte tra musica e testi molto saldo, così da metterci nella condizione di immedesimarci pienamente nelle liriche. Abbiamo i brividi quando il singer (in questo caso il bassista Fabio Lorini) scandisce con un misto di timore, rancore e desiderio di comprensione del divino, i versi di “Grido”; seguiamo con crescente palpitazione l’incalzare di una paura e di una rabbia che sentiamo nostra, e vorremmo esprimerla con la stessa crudezza, accompagnati da una colonna sonora tanto autorevole. Oppure ci sentiremmo di sfidare chiunque con gli stessi accenti beffardi di “Parla Parla”, fronteggiare un ipotetico nemico avvalendoci di un tale tritolo quali sono le chitarre di Merigo e di Panni, e bastonare chiunque ci venga in mente con la veemenza e il tocco di Bruno Fregoni, degno emulo di Charlie Benante. Suoni e testi si nutrono vicendevolmente, infiammati da un’indole hardcore punk molto italica che non si risolve soltanto nella splendida cover di “Tutti Pazzi” dei Negazione, ‘insidiazzata’ con coraggio e buon gusto, ma che traspare in tutto il disco attraverso una serie di strappi iracondi che si danno il cambio con tempi medi dittatoriali di scuola Metallica, epoca “Ride The Lightning”-“Master Of Puppets”, mentre guitar-solo piuttosto brevi e melodicamente curati danno ulteriore respiro ed espressività, assumendo quel ruolo di rottura del maelstrom e, insieme, di prosecuzione dell’aggressione che hanno da sempre portato avanti Alex Skolnick, Kirk Hammett e Gary Holt. Passati oltre vent’anni dall’esordio, ci accorgiamo che “Istinto E Rabbia” non ha perso nulla della sua forza, della rabbia giovanile così ben rappresentata tra le sue tracce. Possiamo anche apprezzare come gli IN.SI.DIA. stessero già guardando avanti e che prima di dar vita a quel gran congegno post-thrash che è “Guarda Dentro Di Te” avevano iniziato a forgiare un suono più compresso, compatto e rivolto al domani già nell’esordio, che ha tra l’altro una produzione molto professionale e capace di valorizzare tutti le componenti in gioco. Non resta a questo punto null’altro da fare che ributtarsi tra le sprezzanti note di “Fuggire”, “Solo Solitudine”, “Tunnel Grigio” e lasciarsi andare completamente ai turbini del thrash più vero e vigoroso, sventolando nel contempo con orgoglio il nostro bistrattato, eppure sempre amato, tricolore.

TRACKLIST

  1. Fuggire
  2. Sulla Mia Strada
  3. Grido
  4. Il Tempo
  5. Tunnel Grigio
  6. Parla Parla
  7. Satanka
  8. Solo Solitudine
  9. Tutti Pazzi
1 commento
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