IN SOLITUDE – Sister

Pubblicato il 01/10/2013 da
voto
8.0
  • Band: IN SOLITUDE
  • Durata: 00:46:03
  • Disponibile dal: 27/09/2013
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

Incredibile! Quando ormai avevamo perso le speranze di ascoltare qualcosa di fresco proveniente dalla scena classic heavy, ecco arrivare questo terzo album degli In Solitude, che – come i due predecessori – si rifà ai Mercyful Fate, rivedendoli però in un’ottica nuova (ma allo stesso tempo antica, come vedremo) ed intrigante. Non vi sono innovazioni nel sound dei Nostri, non siamo così sprovveduti da credere che l’heavy ottantiano possa essere in qualche modo innovato, ma vi é una voglia di fare quadrato attorno ad un’idea di musica ossianica ed oscura. Già trent’anni fa gli stessi Mercyful Fate muovevano dagli stessi presupposti, tentando di riattualizzare il sound di Black Sabbath, Coven e Black Widow (allora c’erano più margini di manovra per determinate operazioni); oggi gli In Solitude battono la stessa strada con il sound della band di King Diamond e, con un’intuizione tanto semplice quanto geniale, vanno anch’essi a recuperare istanze dei tardi Sessanta e primi Settanta, trovando una chiusura del cerchio clamorosa che racchiude in sé tre generazioni di musica tenebrosa. Semplicemente: In solitude = Mercyful Fate + Coven + Black Widow, il tutto rivisto in un’ottica che non dimentica mai in che epoca stiamo vivendo. Chiaro, essenziale. E riuscito. Non perfetto magari, ma riuscito. In un periodo storico dove certo revivalismo é in voga (vedasi Ghost e Portrait su tutti), la Metal Blade ha in mano un potenziale asso di denari pigliatutto. E gli svedesi non deludono le aspettative: più heavy e diretti dei Ghost, più cupi dei Portrait, i Nostri, per dare corpo e voce alla loro visione musicale, rinunciano ai servigi di Fred Estby in console ed assoldano un misconosciuto producer che poco o nulla ha a che fare col metal, tale Martin Ehrencrona, attivo soprattutto in ambito indie alternative. La mossa ripaga ampiamente, in quanto Martin riesce a catturare un sound peculiare, che non risente di trenta e rotti anni di tradizione metallica. Un sound ovattato, lontano anni luce dalle produzioni bombastiche e pettinate di oggi, ma che calza a pennello sulla musica luciferina dei ragazzi. Ed in ultimo segnaliamo anche la presenza di ospiti del calibro di Jarboe e Pelle Forsberg dei Watain, che contribuiscono a loro modo ad innalzare il muro di oscurità generato dal quintetto. La partenza di “Sister” é affidata alla crepuscolare “He Comes”, seguita dalla heavy oriented “Death Knows Where”, dove il fantasma dei Mercyful Fate é ancora ben presente ma dove Pelle Åhman dimostra di non essere più un mero clone diamondiano. Si inizia a fare davvero sul serio con la successiva “A Buried Sun”, lunga traccia che cita doom metal primordiale, NWOBHM e quel rock occulto di chiara matrice Coven che sarà una costante lungo tutto il lavoro. Le linee vocali e melodiche si fanno più strutturate e meno immediate, mentre il lavoro delle chitarre cresce di intensità con il passare dei minuti. “Pallid Hands”é un mid tempo roccioso ed ottantiano, squarciato però da cori darkeggianti che ci fanno pensare ad una sorta di Angel meets Black Sabbath. “Lavender” é il primo singolo e non si allontana di molto da quanto fatto dai Ghost nel primo lavoro, mentre la title track recupera un guitar sound grezzo ed essenziale ed istanze ancora una volta care ai Mercyful Fate. Conclusione affidata a “Horses In The Ground”, particolare commistione tra heavy metal, rock ed hard blues doorsiano, con una Jarboe declamatoria a far sprofondare il tutto negli inferi più profondi e a “Inmost Nigredo”, che rifugge dagli eccessi per tuffarsi in una sorta di dark metal magniloquente ed oscuro come non mai. C’é poco da dire: a parere di chi scrive gli In Solitude hanno sfornato l’album classic metal dell’anno, trovando una maturità compiuta e completa dopo anni di onorato servizio. Eccellente.

TRACKLIST

  1. He Comes
  2. Death Knows Where
  3. A Buried Sun
  4. Pallid Hands
  5. Lavender
  6. Sister
  7. Horses In The Ground
  8. Inmost Nigredo
1 commento
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