7.0
- Band: IN VESPRO
- Durata: 00:38:00
- Disponibile dal: 19/06/2026
- Etichetta:
- Meuse Music Records
Ci sono dischi che sembrano voler rincorrere il presente a tutti i costi, e altri che invece scelgono deliberatamente di abitare un tempo sospeso. “Where Silence Used To Sleep”, debutto degli In Vespro, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria: un lavoro che non prova mai a mascherare il proprio debito verso una precisa stagione del death-doom e del dark metal europeo, ma che anzi costruisce la propria identità proprio attorno a quella memoria sonora. Il progetto guidato dal chitarrista/cantante Luca Gagnoni, già noto per le esperienze con Veil Of Conspiracy e Svart Vinter, si muove infatti lungo coordinate chiarissime, recuperando con partecipazione emotiva e competenza stilistica un linguaggio che affonda le radici nella metà degli anni Novanta.
Il riferimento dominante è quello dei Katatonia di “Brave Murder Day” e dell’EP “Sounds of Decay”, insieme agli October Tide del primo album: un universo sonoro costruito soprattutto su quella costante sensazione di vuoto emotivo, quelle chitarre a cascata e quelle melodie amare coniate da Nyström, Renkse e Norrman. Gli In Vespro assimilano questi stilemi con una certa disinvoltura, recuperando soprattutto quel gusto per la sottrazione che rendeva così particolari ed efficaci le opere citate. I brani raramente cercano la complessità; preferiscono invece ruotare attorno a pochi motivi ben definiti, insistendo su atmosfere sospese, ripetizioni e su un minimalismo espressivo che ben si sposa con l’immaginario plumbeo evocato dal disco.
In questo senso, viene naturale pensare anche ai romani Black Thorns Lodge, altra realtà che molti anni fa aveva interpretato con sensibilità affine quella precisa tradizione nordica. Allo stesso tempo, il quintetto mostra affinità con nomi contemporanei come Counting Hours, In Grief e Asphodelus: i primi più inclini a una scrittura variegata e moderna, gli altri due maggiormente ancorati alla prima metà dei Novanta. Gli In Vespro si collocano idealmente nel mezzo, con una produzione più corposa e aggiornata ma con un songwriting allo stesso modo profondamente radicato in quell’epoca.
Naturalmente, si percepisce anche la natura ancora parzialmente embrionale del progetto: alcuni episodi risultano pienamente coinvolgenti e centrati – molto valido il finale con “Ashes of the Dawn” e la più solenne “Everfall” – mentre altri si fermano a un buon esercizio di stile senza lasciare un’impronta davvero clamorosa. Tuttavia, è proprio nella gestione dei dettagli che il disco lascia intravedere prospettive interessanti: la chitarra solista, ad esempio, talvolta osa qualcosa in più rispetto ai canoni del genere, mentre i pezzi, pur sviluppandosi quasi sempre su midtempo, cercano piccole accelerazioni emotive attraverso ripartenze ben calibrate dopo i consueti arpeggi sospesi.
Più che un puro omaggio nostalgico, “Where Silence Used To Sleep” funziona allora come la fotografia di musicisti che conoscono bene questa grammatica emotiva e che cercano di restituirla con misura, senza trasformarla in uno sterile feticismo revivalista. Non tutto è ancora perfettamente a fuoco, ma sotto la superficie grigia del disco si intravede una sensibilità autentica, capace di dare nuova linfa a formule che spesso si tende a dare per esaurite. E forse è proprio questa la qualità migliore degli In Vespro: non reinventare il filone, ma ricordare quanto possa ancora suonare vivo quando viene trattato con il giusto trasporto.
