7.0
- Band: IN VIRTUE
- Durata: 00:50:41
- Disponibile dal: 21/11/2025
La condanna di Sisifo non conosce pause: spingere l’enorme masso su per la collina solo per vederlo rotolare giù ancora ed ancora, in un ciclo infinito di fatica e frustrazione.
È proprio questa figura mitologica a ispirare “Age Of Legends”, l’ultimo lavoro del quintetto statunitense In Virtue, un album che si presenta come un concept ambizioso ma che, paradossalmente, finisce per incarnare proprio quella sensazione di monotonia ciclica che caratterizza il mito greco.
Gli In Virtue sono una band particolare nel panorama progressive metal: composti da sviluppatori software e youtubers, portano nel loro sound una sensibilità fortemente legata al mondo videoludico, creando atmosfere che non sfigurerebbero in una competizione di eGames o nella colonna sonora di un action RPG. Questa peculiarità rappresenta sia il punto di forza che il tallone d’Achille di “Age Of Legends”, un disco che cerca di fondere le geometrie progressive di Haken e Symphony X con l’aggressività melodica di band come i moderni In Flames e Soilwork.
L’album si apre con un’intro cinematografica che introduce il concept sisifeo e imposta immediatamente il tono dell’opera: acceleratore spinto si da subito, poliritmi serrati e una produzione cristallina che mette in evidenza la maestria tecnica dei musicisti. Le chitarre dialogano continuamente tra parti ritmiche djent e soli che attingono a piene mani dal power metal di gruppi come Sonata Arctica o Amaranthe, mentre la sezione ritmica costruisce un substrato solido e implacabile che non concede un attimo di respiro.
Ed è proprio qui che inizia a manifestarsi il primo problema di “Age Of Legends”: l’energia rimane costantemente, quasi ossessivamente, alta per tutta la durata del disco. Le quattordici canzoni – quasi nessuna delle quali supera i cinque minuti – si susseguono a ritmo serrato, creando un flusso continuo che dopo un po’ inizia tende a diventare noioso. I brani cominciano a somigliarsi, i cambi di tempo, per quanto tecnicamente ineccepibili, perdono di impatto e lasciano l’ascoltatore davanti ad un’opera in cui nessuna traccia riesce a rimanere impressa con decisione.
Tra le tracce più interessanti spicca senza dubbio “Karma Loop”, in cui la voce cristallina e riconoscibilissima di Charlotte Wessels (ex Delain) si incastra perfettamente con le atmosfere prog della band, donando al pezzo quel tocco di varietà vocale che, purtroppo, manca in gran parte dell’album. Il brano riesce a bilanciare sapientemente l’aggressività strumentale con aperture melodiche che fanno respirare l’arrangiamento, dimostrando cosa gli In Virtue sarebbero stati in grado di ottenere con un approccio compositivo più vario.
Decisamente bizzarra è invece “Push That Rock”, un intermezzo rock blues basato su un testo composto da una singola frase ripetuta di continuo. Il pezzo rappresenta un momento di rottura all’interno dell’album, quasi una pausa bislacca nel mezzo di una narrazione altrimenti serratissima. L’idea è interessante e funziona come straniamento, ma al contempo conferma l’impressione che la band abbia faticato a trovare il giusto equilibrio tra sperimentazione e coesione narrativa.
Le influenze melodic death metal emergono prepotentemente in brani come “Purgatory”, con riff taglienti alla In Flames e growl ben dosati che si alternano a puliti melodici, mentre le sezioni più progressive mostrano chiaramente l’ascendenza Haken e Symphony X del gruppo. La componente videoludica si fa sentire nelle melodie orecchiabili e negli arrangiamenti a tratti epici, quasi fossero boss fight messe in musica.
L’album rallenta solo verso la fine, con gli ultimi due o tre pezzi che fungono da outro riprendendo le melodie proposte nell’intro e cercando di chiudere il cerchio narrativo del concept. È un finale che arriva quasi come un sollievo, dopo le sonorità prepotenti delle tracce precedenti, ma che al contempo sottolinea quanto sarebbe stato necessario un maggior respiro anche nelle sezioni centrali dell’opera.
Il problema principale di “Age Of Legends” risiede proprio nella sua struttura: essere un concept album incentrato su Sisifo richiederebbe una narrativa più articolata anche a livello sonoro, con momenti di tensione alternati a momenti di rilascio, fatica seguita da brevi illusioni di vittoria. Invece, gli In Virtue scelgono di mantenere il pedale sull’acceleratore per quasi tutta la durata del disco, creando un prodotto tecnicamente ineccepibile ma emotivamente piatto.
“Age Of Legends” è un album che dimostra la grande maestria tecnica dei nostri e la loro capacità di fondere influenze diverse in un sound personale e moderno. Tuttavia, manca di quella varietà dinamica e di quella profondità narrativa che ci si aspetterebbe da un concept album di questo tipo. Un lavoro che soddisferà sicuramente gli appassionati di progressive metal più tecnico e aggressivo, ma che lascia un po’ l’amaro in bocca a chi cerca anche respiro ed emozione oltre alla pura abilità strumentale.
