5.5
- Band: INCITE
- Durata: 00:42:12
- Disponibile dal: 15/08/2025
- Etichetta:
- Reigning Phoenix Music
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E’ ormai difficile far traccia dell’albero genealogico dei Cavalera senza confondersi su chi è impegnato in quale progetto, visto il numero degli stessi, lo scambio di musicisti all’interno del ‘circolo’ e l’incredibile prolificità del pater familias.
Il primo a staccarsi e a camminare con le proprie gambe è comunque stato Richie Cavalera, figliastro di Max e fratello di quel Dana Wells prematuramente scomparso nel 1995 (in molti ricordano diversi tributi, tra cui le canzone “Headup” e “Bleed”). I suoi Incite sono stati fondati nel 2004 e sono attivi discograficamente dal 2009, arrivando oggi al settimo disco in studio con quella dedizione al groove/thrash tutta di famiglia che ha caratterizzato l’intero percorso della band.
Certo, Richie non registra certo sotto pseudonimo e l’aderenza al genere potrebbe anche essere calcolata considerando un percorso stilistico praticamente immutato negli anni: se parliamo di convinzione e dedizione alla causa, gli Incite potrebbero essere considerati nelle alte sfere del genere, ma sebbene non ci siano lacune ingombranti, audacia, profondità o impatto non sono di Serie A.
“Savage New Times” può cambiare la traiettoria del gruppo? “Lies” attacca a testa bassa evocando il thrash viscerale dei Sepultura di “Chaos A.D.”, ma la traccia si adagia su strutture già ampiamente esplorate, denotando una certa stasi creativa. “Feel This Shit (I’m Fired Up)” si allinea al groove dei Devildriver, ma la ripetizione di pattern ritmici e strofe monocordi ne smorza l’impatto.
Brani come “Just A Rat” e “Chucked Off”, poi, godono dei fraseggi dinamici del nuovo chitarrista Layne Richardson, ma non c’è traccia della complessità e della tensione di primi della classe come i Lamb Of God.
Un barlume di originalità si scorge in “Dolores” e “Used and Abused”: il brano più lungo del disco abbraccia un’atmosfera più cupa e stratificata, con innesti di pianoforte e accenni melodici raggiungendo un livello inedito di introspezione, mentre invece la traccia numero otto invece introduce un riffing black/death interessante; “No Mercy No Forgiveness” e “Never Die Once” però riportano subito il disco sui binari più convenzionali dell’immediatezza, con tutti i limiti del caso. Fa meglio la title-track, che chiude il disco con un forte omaggio al thrash metal ortodosso con potenza e precisione ai massimi livelli, almeno fino al break che spegne l’entusiasmo, finendo per ricordare, nuovamente, i Sepu.
Ancora una volta, dopo pochi ascolti, è evidente che anche quest’ultimo parto degli Incite non riuscirà ad essere memorabile né ad elevare lo status della band.
Non saranno una band fotocopia come gli Ektomorf, ma soffrono di un immobilismo ormai inscalfibile che è diventato ormai una cifra stilistica, nel quale Ritchie Cavalera sembra sguazzare per non perdere la possibilità dell’ennesimo tour in apertura ad una delle band di Max.
Chi ha bisogno di inserire qualche variante in una strettissima dieta a base di thrash/groove e ha la ‘S’ tribale tatuata da qualche parte potrebbe anche inserire il disco in rotazione, per il resto del mondo “Savage New Times” sarà solo un’altra goccia (poco salata) nell’oceano di uscite contemporanee.
