INCOMING CEREBRAL OVERDRIVE – Le Stelle: A Voyage Adrift

Pubblicato il 19/06/2012 da
voto
7.5

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Segnatevi il nome Incoming Cerebral Overdrive. Troppo spesso li avrete sentiti nominare senza esservi mai addentrati nel loro sound, ma sappiate che questi sono una realtà da tenere assolutamente d’occhio nel panorama post-hardcore/stoner/sludge italiano. Escono sotto la Supernatural Cat, un’etichetta che in questo genere è una sorta di garanzia di qualità, vantando nel suo roster gruppi come Morkobot e Ufomammut (in compagnia dei quali gli ICO hanno anche tenuto un tour europeo). Per una volta, nell’analizzare un album, ci pare giusto iniziare dal suono, che è indubbiamente una caratteristica di grande importanza nell’economia di questa band. Una delle primissime cose che rimane stampata nella mente e nei timpani dell’ascoltatore è un senso di impenetrabile oscurità, un vuoto infinito dentro al quale si viene risucchiati in un allucinante viaggio che diventa l’ascolto di questo album. Molto del merito crediamo sia dovuto proprio ad un suono così ruvido e primitivo, sporco e indefinito; in una parola: nero. Il buco nero sonoro degli ICO è una creatura malevola e allucinata che si muove tra ambienti stoner, sludge e post hardcore, ma che alle volte spazia anche nel progressive rock; un ulteriore senso di lucida follia, poi, la danno varie partiture dal retrogusto jazz, che parrebbero fungere da collante tra le varie influenze della band. E’ così che ascoltando quest’album sentirete accenni e richiami a molteplici gruppi come primi Mastodon (quelli polverosi di “Remission”), Ufomammut o Converge, ma anche a certe cose fatte dai primi The Dillinger Escape Plan. Le contorte trame chitarristiche si inseguono nei loro vorticosissimi e urticanti intrecci, accompagnati da una fase ritmica per lo più singhiozzante e imprevedibile, giocata con ritmiche sempre sul filo del rasoio col jazz. Un grandissimo apporto, poi, lo danno anche l’uso di synth, che rendono le atmosfere ancor più inumane e alienanti. In ultimo, ma non di certo per importanza, ci sono le canzoni che compongono questo album, che sono veri e propri gioiellini incastonati con dovizia e cura nei particolari. Episodi come “Kochab”, “Sirius” o “Polaris” sono da prendere come esempi di intelligenza compositiva. Brani coraggiosi e intensi, che denotano la capacità dei Nostri di scrivere brani rischiosi, che avrebbero potuto essere dei veri e propri pasticci, o peggio ancora riempitivi, ma che invece sono riusciti al meglio sia nel tentativo di sorprendere che di ipnotizzare l’ascoltatore. Per la verità, non annoveriamo all’interno di questo platter dei veri e propri cali di tensione, sebbene la sua durata non sia proprio minima, trattandosi di un “mattone” di quasi 50 minuti di alienazione dal mondo. Si arriva alla fine del disco un po’ provati, ma sicuramente soddisfatti. Ora non vi resta che provare l’emozione di immergervi in queste atmosfere spaziali e psichedeliche, oppure potete sempre restare ad aspettare che i Mastodon tornino a comporre qualcosa del genere. Ma attenzione: oltre a rimanerne con ogni probabilità delusi, vi perdereste qualcosa di interessantissimo.

TRACKLIST

  1. Mirzam
  2. Sirius
  3. Betelgeuse
  4. Kochab
  5. Adhara
  6. Pherkad
  7. Sirius B
  8. Polaris
  9. Bellatrix
  10. Rigel
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