INCUBUS – Serpent Temptation

Pubblicato il 11/05/2018 da
voto
8.5
  • Band: OPPROBRIUM
  • Durata: 00:37:09
  • Disponibile dal: 14/04/1988
  • Etichetta: Brutal Records
  • Distributore:

Storia complessa quella degli Incubus, e come avrete intuito dalla copertina alquanto radicale stiamo parlando di ben altra musica rispetto agli altri Incubus, quelli di “Morning View”. La band, oggi Opprobrium, anche per evitare confusione con i californiani, dopo aver ripreso in mano gli strumenti nel 2000 in seguito a uno stop durato virtualmente quasi dieci anni, sono una realtà tendenzialmente fuori dai radar, degli outsider, e c’è da dire che il gruppo stesso non abbia proprio aiutato i ragazzi là fuori a ricordarsi di loro, a parte comporre due dischi fenomenali. Tra cambi e rimpasti di line-up, ripubblicazioni con testi, copertine e titoli diversi, riedizioni bislacche, release di stessi dischi con altro moniker e un pesantissimo split già al secondo album, tenere il conto delle gesta della band dei fratelli Howard (Francis, chitarra e nel disco successivo anche voce, e Moyses, batteria) non è la cosa più facile del mondo. Inoltre, i Nostri non sono mai stati troppo addentro certi ‘giri che contano’ (pur avendo, per dire, fatto qualche guest o coro in “Beneath The Remains” e “Eaten Back To Life”, di altri nostri noti amici) e, poi, una sorta di cristianizzazione del proprio messaggio non deve aver aiutato troppo all’interno del blasfemo panorama death-thrash di quegli anni. Ed è così, peraltro, che titoli e testi di “Serpent Temptation”, nelle nuove versioni, pur sotto lo stesso concept musicale risuonato anche bene cambiano in maniera un po’ democristiana nella versione del 1996, dove brani come “Voices From The Grave”, “Blaspheming Prophets” o “Sadistic Sinner” diventano rispettivamente “Unseen Bereavement”, “Prophets” e “Indulgence”, con le liriche che ovviamente rispecchiano qualcosa di abbastanza fuori fuoco rispetto ai canoni del genere (e non che mancassero testi pro-Cristo nell’edizione originale). Si tratta di scelte. Senza voler andare oltre, ma avendo ritenuto doveroso tratteggiare un mini-identikit della band pur omettendo i lavori a nome Opprobrium – tra l’altro giusto l’anno scorso sotto qualche riflettore per una controversia coi Metallica per alcuni riff di “Moth Into Flame” – alla fine, dunque, com’è questo “Serpent Temptation”? Memorabile è solo uno degli aggettivi che ci vengono in mente. Debut pubblicato dopo un paio di demo dall’allora trio composto dai già citati fratelli Howard (nativi brasiliani, cosa che a modo suo si sente) e il bassista-cantante Scot Latour, che lascerà la band subito dopo, è un lavoro di un tiro pazzesco accostabile a quanto fatto dai primi Sepultura, Morbid Angel, Slayer e tutto quello che girava attorno a quell’atmosfera in quegli anni. Il genere è un death metal fortemente influenzato dal thrash d’oltreoceano dell’epoca (siamo nel 1988), dove l’elemento più cristallino sta nelle indovinate chitarre di Francis Howard: i riff sono quasi sempre bilanciati tra una brutalità efferata e una componente groove che soprattutto nei midtempo rende impossibile non lasciarsi catturare dalla dinamica creatasi, e la costruzione dei singoli pezzi gira attorno a tale schema in maniera ossessiva, cosa che, effettivamente, rende il disco omogeneo, vivace e ascoltabilissimo anche trent’anni dopo. La sezione ritmica, dal canto suo, crea dei muri sonori serratissimi che sanno coadiuvare egregiamente le sei corde; mentre un altro asso nella manica è la voce di Latour, figlia del thrash di quegli anni, sporca e grezza e senza una vera e propria caratterizzazione, quasi growl ma non troppo e che, nel contesto, sa diventare strumento fondamentale per quest’album (nella riedizione, il growl marcato di Francis Howard, pur godibile all’interno di un contesto meglio registrato, non lascia un’impronta così personale). L’inizio della opener “The Battle Of Armageddon” è monumentale, con un crescendo notevole e un bilanciamento tra blastbeat e midtempo che daranno le coordinate dell’intero lavoro, così come la parte centrale di “Voices From The Grave” sembra esplodere dalle viscere della Terra assieme al riffing thrash di “Sadistic Sinner”. “Serpent Temptation” è un disco qualitativamente compatto, con picchi assoluti (“Incubus”, la pesante “Hunger For Power”, la feroce “Underground Killers”, con un che alla Kreator) e che, come scritto sopra, resiste benissimo alla prova del tempo, meritando di certo una riscoperta assieme al suo successore “Beyond The Unknown”, altro lavoro di gran pregio, più votato ad un death tout-court e vagamente meglio prodotto, che però forse manca di quella genuinità ruspante – vogliamo chiamarla ignoranza? – di cui questo album è pregno. Fatelo vostro se non lo conoscete, riascoltatelo oggi stesso, invece, se fa parte, come dovrebbe, della vostra collezione.

TRACKLIST

  1. The Battle Of Armageddon
  2. Voices From The Grave
  3. Sadistic Sinner
  4. Incubus
  5. Blaspheming Prophets
  6. Hunger For Power
  7. Serpent Temptation
  8. Underground Killers
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