7.5
- Band: INFECTION CODE
- Durata: 00:29:48
- Disponibile dal: 12/06/2026
- Etichetta:
- Nadir Music
A solo un anno dalla pubblicazione del decimo lavoro sulla lunga distanza, “Culto”, gli Infection Code si presentano quasi a sorpresa di nuovo sulla linea di partenza con questo “De Reptilium Arcanis”, che va quindi a porsi quale undicesima testimonianza full-length di una band ormai davvero inossidabile e resistente ad ogni avversità. Anzi, più le avversità si riversano addosso a Gabriele Oltracqua e a Riky Porzio, i due membri storici del gruppo, cantante e batterista, più gli alessandrini si compattano e reagiscono con frenesia e nuova volontà di far sentire la propria voce.
Ricordiamo, infatti, negli ultimi anni, le continue vicissitudini minanti il fragile posto di chitarrista, che con Chris Perosino sembravano aver avuto fine o comunque essere entrate in un periodo di pausa piuttosto duraturo. E invece no, perchè dopo aver suonato su “Sulphur” (2023) e “Culto” (2025), Perosino ha lasciato la band piemontese, azionando quel prodigioso meccanismo interno di rigenerazione che gli Infection Code stanno ormai sperimentando da “In.R.I.” (2019) in avanti, ovvero dal ritorno a sonorità decisamente più metalliche ed estreme, rispetto a quanto fatto per quasi tutti gli anni ’10 del 2000, durante i quali un industrial futuristico e sperimentale aveva dominato le velleità dei Nostri.
Ripreso a bordo quindi, in men che non si dica, Massimo Accornero, primissimo chitarrista della band addirittura antecedente alla pubblicazione del debutto “Life Continuity Point” (2002), il Codice si è rimboccato le maniche come al solito, sputando fuori in poco tempo un pacchetto di canzoni inedite capaci di riportare parzialmente il gruppo agli esordi, con un suono più nervoso, groovy e core-oriented se messo a paragone con i dischi degli ultimi anni, invece più classicamente estremi.
Maggiori anche i passaggi rumoristici, ritualistici e industriali, che segnalano ulteriormente il volere degli Infection Code di richiamarsi al proprio passato, non estremizzandolo come a metà carriera, bensì dando quel tocco più disturbante che, assieme ai vocalizzi fuori controllo di Gabriele, creano in “De Reptilium Arcanis” un sottobosco di umori inquietanti e sinistri, un po’ come suggerisce la copertina rettiliana e cthuloide scelta per rappresentare graficamente il titolo.
Tali elementi industrial, fangosi e paludosi, da ‘mostro della laguna verde’, si odono ottimamente nella particolare “Fermi Paradox”, brano che sembra voler esplodere da un momento all’altro ma che invece si risolve in un incedere tribalistico e straniante che, a dirla tutta, noi apprezziamo molto così.
Anche la durata del lavoro, appena al di sotto della mezz’ora, rende bene l’idea dell’urgenza (più che espressiva, diremmo pubblicativa) della band, che in partenza intendeva intitolare questa uscita “Parasite” e avrebbe voluto mandarla sul mercato in forma di EP.
Poi, l’aggiunta di un paio di pezzi ha secondo noi giustificato la promozione di “De Reptilium Arcanis” ad album intero, seppur di corta durata. Scelta comprensibile ed azzeccata, in quanto il disco dice tutto quello che deve dire in trenta minuti scarsi, ha una durata giusta e che permette una fruizione fluida, concentrata e piacevole, aspetto che avevamo ‘rimproverato’ nel recente passato proprio ai Nostri, in qualche occasione troppo prolissi e/o presentatisi con uno-due filler o brani-ripetizione bypassabili.
In queste sei tracce, in cui segnaliamo l’apporto devastante del basso di Andrea Rasore, forse mai così udibile e presente nel mix finale, ci sono tutti gli Infection Code odierni: sfuriate cadenzate; inaspettate aperture melodiche con anche ritornelli con esperimenti in doppia voce – una estrema, l’altra pulita, sempre di supporto sulla stessa linea vocale; il batterismo fenomenale di Porzio; la chitarra multicolore di Accornero, molto meno thrash-death dei vari membri succedutisi in precedenza ma in grado di creare melodie ariose ed epiche che non stonano affatto con il mood marcio ed oscuro che comunque trasuda dal disco.
Come accennavamo più sopra, una tracklist essenziale dona scheletro portante al lavoro, aperto dalla breve “Pater Serpentium”, punto di collegamento tra “Culto” e “De Reptilium Arcanis”, e che già fa intuire come il groove ed un riffing meno estremo siano protagonisti di questa tornata. All’opposto della traccia d’apertura troviamo “False Messiah Squad”, una sinfonia di sette minuti che spazia ottimamente tra quanto sopra esposto chiudendo le danze con due minuti gratuiti di rumoristica ed effetti, altra soluzione che, così prolungata, non si sentiva da tanto in casa Infection Code.
Torniamo indietro un attimo a “Mater Vermium”, probabilmente la traccia più carica di contenuti ed imprevedibile, quella che potrebbe convincere più persone dai gusti a trecentosessanta gradi a voler restare all’ascolto: una serie di soluzioni che si incasellano una dietro l’altra donando organicità, solidità e gran gusto ad un brano cardine del disco.
Scritto già dell’ottimo e atipico “Fermi Paradox”, un altro episodio interessante è il singolo “World Eating Queen”, pezzo che non cerca mai la velocità in quanto tale ma si affida di contrasto a idee melodiche atipiche e comunque immerse in mari di densa nebbia e passaggi schizoidi mutuati in parte dagli amici Sadist, fino a giungere ad un climax dove un giro ipnotico di chitarra viene accentuato da cori in sottofondo a far da contrasto ai soliti rigurgiti di Gabriele.
Chiude i giochi “King Among The Insects”, altra buona rappresentazione del presente della band, che non ha paura di mutare pelle un’altra volta, proprio come fanno i rettili(ani) del titolo, darsi un tocco epico, oscuro e decadente e avvicinarsi addirittura, in sede di ritornello, ai Paradise Lost.
Dunque, riassumendo gli spunti estrapolati da “De Reptilium Arcanis”, ci si trova davanti ad un album assolutamente non improvvisato, ma di certo venuto fuori un po’ all’improvviso, e che segna una nuova strada per i piemontesi: forse una nuova fase, forse semplicemente una fase di transizione. Solo il futuro ce lo farà scoprire, ma sappiamo anche che i Nostri non sono soliti lasciarci a corto di risposte, a corto di segnali. Sempre curiosi di seguire la strada degli Infection Code, li aspettiamo già ora al prossimo varco. Ancora promossi!
