7.5
- Band: INFERI (USA)
- Durata: 00:36:17
- Disponibile dal: 10/04/2026
- Etichetta:
- The Artisan Era
Sette album in venti anni di carriera sottolineano una presenza tutt’altro che secondaria degli Inferi nel definito segmento underground del technical death metal, che coadiuvati da anni da una label altrettanto rinomata nel settore come The Artisan Era, rilasciano il nuovo “Heaven Wept” forti degli ottimi riscontri discografici ottenuti dai precedenti lavori in studio.
Sotto la guida stabile del suo mastermind Malcolm Pugh – e pur senza raggiungere vette di notorietà particolarmente elevate – il progetto americano è riuscito nel tempo a ritagliarsi uno spazio ben delineato all’interno della scena, in virtù di due elementi primari e fondanti: tecnica appunto, e melodia.
Anche il nuovo parto discografico si basa del resto su queste coordinate portanti, che conducono gli Inferi a confezionare una serie di canzoni dall’impatto travolgente. Risulta chiaro in questo senso, perché si sia scelto di aprire l’album con “The Rapture Of Dead Light”: la canzone mette in mostra una velocità ed una perizia strumentale fuori dal comune, perfetta per conquistare l’attenzione degli ascoltatori e predisporli ad una fruizione minuziosa del materiale sonoro di “Heaven Wept”.
Tanta tecnica, come dicevamo, mentre la successiva “Feed Me Your Fear” insiste piuttosto sul secondo aspetto saliente degli Inferi, la melodia, pur senza per questo fare a meno di vorticosi pattern di batteria e di chitarra.
A ben vedere, è da “Master Of Nothing” in poi che si trova la quadra migliore tra i due pesi della bilancia, dando frutto ad un brano che lascia emergere una certa suggestività epica, capace di aggiungere dell’emozione tangibile al brano in questione, e di iniziare timidamente ad introdurre alcuni elementi orchestrali, i quali poi prenderanno il sopravvento in “Eternally Lie” prima e ancora più nella title-track in seconda battuta.
In questi frangenti, gli strumenti tirano lievemente il freno in quanto a difficoltà e complessità, ponendo in primo piano le orchestrazioni (sempre ad opera di Pugh) e avvicinandosi ad un death metal sinfonico in grado di ricordarci, in alcuni passaggi, alcune cose dei nostri Fleshgod Apocalypse per magniloquenza e pomposità.
Lasciate da parte le velleità sinfoniche, riprese poi nella conclusiva “Godless Sky”, gli Inferi tornano ad una mirabile fusione tra intricatezza e melodia in “Atonement Denied” e “Of Rotted Wombs”, altri due fulgidi esempi della capacità non comune del gruppo di risultare orecchiabili nonostante le peripezie da capogiro eseguite con i propri strumenti.
Si giunge al termine del percorso sicuramente affaticati dalla mole di scale, riff, sfuriate di doppio pedale ed assoli messi in mostra dal combo americano, considerato che nessuno dei musicisti coinvolti si risparmia mai e se ne infischia completamente del concetto di “less is more”.
D’altro canto, soprattutto i più appassionati di questo tipo di uscite discografiche, si troveranno al cospetto di un lavoro fresco ed ispirato, legato ai dogmi del melodic technical death metal ma comunque in grado di interpretarne i dettami in maniera coinvolgente e raffinata.
Chiunque segua con entusiasmo le uscite di The Black Dhalia Murder, Cattle Decapitation, Archspire o Fleshgod Apocalypse potrà trovare in questo “Heaven Wept” spunti vincenti e canzoni ben strutturate, non di facile fruizione per un ascolto casuale ma longeve e ricche di dettagli per chi abbia voglia di un’immersione musicale più approfondita.
