6.0
- Band: INGESTED
- Durata: 00:41:18
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Metal Blade Records
Diventati ormai uno dei nomi più costanti della scena deathcore/death metal mondiale, con tour ininterrotti e album pubblicati a cadenza sistematica di due anni l’uno dall’altro, gli Ingested si ripresentano con un lavoro – il terzo su Metal Blade – che ne conferma il trend recente, nel segno di una proposta in cui più che cercare di dire la sua, esprimendosi in scioltezza come ai tempi dei riusciti “The Level Above Human” e “Where Only Gods May Tread”, il gruppo di Manchester dà l’impressione di optare per i cliché, per un linguaggio generico volto a farlo rimanere a bordo del carrozzone di Bodysnatcher, Signs of the Swarm e compagnia ignorante, senza magari cadere in baratri disastrosi, ma senza neanche brillare per inventiva e personalità.
Incassata sia la perdita del frontman originale Jay Evans che del suo successore Josh Davies, licenziato in tronco a poche settimane dall’uscita di questo ottavo full-length, con tanto di linee vocali ri-registrate al volo dai chitarristi Sean Hynes e Andrew Virrueta, i Nostri si rendono protagonisti di una tracklist tanto veemente quanto intercambiabile con gli sforzi di mille altri esponenti del filone; un esercizio di stile che, se da un lato ne conferma l’esperienza e – a tratti – una certa capacità di gestione (del resto, vent’anni di carriera non sono esattamente bruscolini), dall’altro rimarca come il progetto, scegliendo la vita on-the-road come fonte di sostentamento, abbia finito per scendere a compromessi e perdere per strada più di qualcosa in termini di ispirazione e rilevanza.
Non è un caso, insomma, che nel flyer dell’imminente “Chaos & Carnage 2026”, celebre tournée deathcore americana, il suo logo si trovi nella riga più in basso, affianco a quello di formazioni (200 Stab Wounds, Gates to Hell, Bodybox) sulle scene da meno della metà del tempo; è il segnale di una band di veterani sì inserita nelle dinamiche dell’ambiente giusto, ma che non sembra più avere le forze (o il talento) per compiere il salto.
Sulla scia di quanto detto, “Denigration” è un disco ‘medio’, i cui brani bypassano le velleità melodiche e controllate dei precedenti “The Tide of Death and Fractured Dreams” e “Ashes Lie Still” (non sempre riuscite) per imboccare la via della pesantezza e della cattiveria a tutti i costi, in un flusso però troppo monocorde e standardizzato per lasciare davvero il segno.
E se l’avvio, tutto sommato, funziona, con un picco all’altezza del singolo “Watch You Fold” (valorizzato anche dalla presenza di John Gallagher dei Dying Fetus), più ci si addentra nella raccolta e più il giochino a base di growling vocals animalesche e parti frenetiche alternate a breakdown quadratissimi – racchiuso dalla solita produzione bombastica – si fa ridondante e privo di una caratterizzazione degna di questo nome, tra filler fatti e finiti e pezzi incapaci di trasmettere l’identità dei loro autori.
Basterà questo a mantenere vivo il nome degli Ingested fra gli appassionati di deathcore contemporaneo, portando la creatura del batterista Lyn Jeffs e del suddetto Hynes a macinare decine di date da qui ai prossimi mesi? Noi crediamo di sì, ma ciò non toglie che questa politica del ‘quantity over quality’, nel 2026, abbia un po’ stancato.
