7.0
- Band: INGLORIOUS
- Durata: 00:46:20
- Disponibile dal: 12/05/2017
- Etichetta:
- Frontiers
Chi scrive attendeva con malcelata ansia il sequel dell’omonimo esordio rilasciato lo scorso anno dai sorprendenti Inglorious, opera qualitativamente eccelsa meritevole di aver spalancato una potenziale autostrada di idee ed umori che i giovani protagonisti avrebbero dovuto sviluppare con maggiore intraprendenza e coraggio. A conti fatti, invece, la talentuosa compagine ha preferito non assumersi particolari rischi, ideando una manciata di brani comodamente adagiati su di uno stile compositivo ampiamente collaudato. Nel complesso “II”, raffigurato da un’ammaliante immagine di copertina, si presenta ‘soltanto’ come un buon compendio di torrido hard rock codificato nel suo linguaggio più tradizionale. Lievi policromie blues, intensi umori soul e sensuali groove di matrice funk rappresentano un gradito valore aggiunto meritevole di conferire un pizzico di sapore in più alla ricetta ben nota. La scrittura e gli arrangiamenti appaiono indubbiamente più curati, così come la performance vocale di Nathan James si rivela un pelo più raffinata, nonché rivolta ad uno stile narrativo ereditato dalla musica nera degli anni Settanta. Anche in questa occasione, i Nostri hanno curato la produzione con risultati egregi, avviando al contempo una fruttuosa collaborazione con il celebre professionista Kevin Shirley (Silverchair, Aerosmith, Iron Maiden, Joe Bonamassa e mille altri), il quale si è occupato del missaggio donando ulteriore forma ad un composto sonoro corposo ed avvolgente. Impossibile non rimanere ammaliati dalle sensuali sincopi strumentali di “Making Me Pay”, così come l’elettrizzante “I Don’t Need Your Loving” palesa un azzeccato crescendo strumentale, che esplode in un chorus impeccabile. L’ombra della terza incarnazione dei Deep Purple sorride beffarda dinnanzi all’impetuoso uragano scatenato da “Taking The Blame”, mentre le chitarre desertiche nella conturbante “Hell Or High Water” disegnano illusori arabaeschi presi in prestito dallo stoner, per mutare poi subito dopo in un più ‘rassicurante’ e robusto heavy rock d’annata. Il resto della scaletta alterna episodi tutto sommato soddisfacenti, come nel caso della febbrile “I Got A Feeling” e della cangiante “Faraway”, semi-ballata abbondantemente intinta nel bourbon, ad altri indubbiamente gradevoli ma contenenti ben poca sostanza. L’inconsistente “Tell Me Why”, salvata in corner da un ritornello ficcante e la poderosa “No Good For You”, eccessivamente devota al verbo coniato dal Serpente Bianco, rappresentano il rovescio della medaglia di un gruppo dal quale, considerato l’enorme talento, ci aspettavamo molto di più.
