7.0
- Band: INHUMAN CONDITION
- Durata: 00:31:08
- Disponibile dal: 27/06/2025
- Etichetta:
- High Roller Records
Quando i death metaller americani Inhuman Condition hanno esordito nel 2021 con “Rat God”, sembrava che questo progetto imbastito in fretta e furia fosse destinato a una breve parentesi, nato più per dare alle stampe materiale scritto per un album abortito dei Massacre che per ambizioni di lungo termine. E invece, quattro anni dopo, Taylor Nordberg, Jeramie Kling e Terry Butler sono ancora qui, con il terzo album “Mind Trap”, pronti a dimostrare che il licenziamento da parte di Kam Lee sia stato, probabilmente, il più grosso favore ricevuto nella loro carriera recente.
La formula è sempre la stessa, e sarebbe facile tacciarli di ripetitività. Eppure, anche stavolta, il trio riesce a cavare sangue da una pietra che pareva ormai prosciugata: il death metal di scuola (primi) Massacre e Death, quello semplice, diretto e galoppante, qui suona ancora piuttosto vitale, animato da un’autenticità che la ex band degli statunitensi ormai fatica a mantenere. Il continuo omaggio – o se vogliamo, l’affettuoso scippo – al sound di “From Beyond” e “Inhuman Condition” non è solo una dichiarazione d’amore per le radici del genere, ma una rivendicazione identitaria: questi tre musicisti non hanno bisogno di reinventare nulla, sanno esattamente cosa vogliono dire e come farlo.
Certo, niente di quanto offerto sinora dagli Inhuman Condition può essere definito eccelso, ma è altrettanto vero che puntualmente il trio ha sfornato musica più coinvolgente e meglio prodotta di quella degli ultimi Massacre, denotando sempre una certa cura per i dettagli e un grande mestiere nel confezionare brani concisi e diretti, che possono spesso vantare buoni riff portanti e un’ottima esecuzione. Solitamente le tracklist dei loro album si dividono tra brani più che convincenti e una manciata di esercizi di stile che comunque non fanno gridare allo scandalo: lo stesso discorso può essere applicato a questa nuova prova, che ha tre/quattro pezzi veramente piacevoli, con il resto che invece viaggia su una solida sufficienza. Piace soprattutto quando la formazione riesce a incastrare parti più groovy molto orecchiabili all’interno di un canovaccio generalmente più tirato e aggressivo – in questo caso risaltano “Severly Lifeless” e “Obscurer”, che riescono subito a farsi ricordare con dei riff stoppati piuttosto accattivanti – ma ogni tanto emerge anche il brano più lineare, come la thrashy “Face For Later”, una buona variazione su registri più serrati.
Ascoltando il disco, torna ad aleggiare un’impressione che già era emersa davanti ai capitoli precedenti, ovvero quella che il vero punto di forza degli Inhuman Condition sia la loro consapevolezza: i tre sanno perfettamente quali sono i loro confini e non cercano mai di superarli con inutili voli pindarici. Al contrario, costruiscono all’interno di quei limiti un linguaggio solido, fatto di compattezza, un pizzico di sorniona orecchiabilità e, appunto, cura per i dettagli.
“Mind Trap”, insomma, è un disco che si prende la sua porzione di attenzione con onestà e grinta, senza la pretesa di stupire, ma con una certa capacità di intrattenere e far muovere la testa. Un’altra prova credibile, quindi, che va a configurarsi come l’ennesima dimostrazione che gli Inhuman Condition non solo ci credono, ma sanno anche divertirsi in questa ciclica operazione nostalgia, facendo, di riflesso, divertire anche chi li ascolta.
