7.0
- Band: INIQUITOUS SAVAGERY
- Durata: 00:30:35
- Disponibile dal: 22/11/2024
- Etichetta:
- Willowtip Records
Uno strano scherzo del destino ha voluto che il nuovo album della band scozzese venga pubblicato nello stesso giorno dell’atteso ritorno dei Defeated Sanity. Lo diciamo perché la formazione di origine tedesca rappresenta senza dubbio una forte influenza per gli Iniquitous Savagery, i quali propongono un death metal che si pone a metà strada tra le derive tecniche e cervellotiche dei Defeated Sanity, certi Deeds Of Flesh di metà carriera e classici come Suffocation e Malignancy. “Edifice of Vicissitudes” di certo è una prova che si affida a certi canoni del genere, ma che al contempo mira a offrire un’esperienza d’ascolto accattivante, mescolando potenza e contorsionismi strumentali.
In questo album, il songwriting del quartetto è sostanzialmente basato su riff contorti che si susseguono in un turbinio di cambi di tempo per poi spesso aprirsi a breakdown ignoranti, evocando album ormai di culto come “Chapters of Repugnance” e “The Sanguinary Impetus”. Tuttavia, si percepisce come la band abbia lavorato con dedizione a questo secondo full-length, impiegando il tempo necessario per raffinare ogni episodio e presentare un lavoro maturo e consapevole, da cui emerge una profonda conoscenza del genere.
Sebbene gli Iniquitous Savagery non possiedano ancora del tutto quella capacità di rendere memorabili i singoli brani che contraddistingue certi colleghi più celebri, il livello dei riff contenuti nel disco è piuttosto alto e si avverte un certo ingegno e una ricerca di un minimo di fluidità nella concatenazione dei passaggi intricati e dei rallentamenti più poderosi. La sezione ritmica, ad esempio, seguendo l’esempio dei Defeated Sanity, non si limita a fare da supporto, ma contribuisce a elevare il livello complessivo, con linee di basso nitide che si muovono tra gli intrecci chitarristici e una batteria che con vari fill aggiunge ulteriore fantasia senza mai perdere controllo o precisione. L’equilibrio tra tecnica e toni oppressivi, amplificati naturalmente dal growling del cantante Liam McCall, è insomma uno dei punti di forza del disco, le cui trame si avvitano di continuo senza sacrificare l’impatto.
“Edifice of Vicissitudes”, in sintesi, trova senz’altro il suo pubblico ideale nel circuito ‘brutal’ underground, dove gli Iniquitous Savagery hanno già trovato terreno fertile con il debut album “Subversion of the Psyche” nove anni fa: questo secondo full-length segna senza dubbio un’evoluzione e una tappa importante per la band scozzese, che si avvicina sempre più al livello dei suoi modelli, mantenendo comunque una qualità media che li rende un nome interessante nel panorama di riferimento. Un solido ritorno per una band che promette di crescere ancora.
