INNER SHRINE – Pulsar

Pubblicato il 13/12/2013 da
voto
6.0
  • Band: INNER SHRINE
  • Durata: 00:45:00
  • Disponibile dal: 11/11/2013
  • Etichetta:
  • Bakerteam Records
  • Distributore: Audioglobe

Ne è passato di tempo, da quando i fiorentini Inner Shrine si presentarono al pubblico con un ottimo demo ed il debut “Nocturnal Rhymes Entangled In Silence”; la proposta musicale della band era molto intensa ed affascinante, mischiando un death-black di buona caratura con forti innesti operistici ed un deciso tributo ai Therion. Il disco, nonostante sia stato all’epoca accusato da alcuni di essere fin troppo commerciale e “furbo”, ebbe un buon successo e fu decisamente, a suo modo, innovativo. Da allora, però, la band si è un po’ persa per strada, ripetendo fin troppo pedissequamente lo stile degli esordi. Il loro quinto full, però, segna un cambio di direzione abbastanza netto: dal cambio di logo, al titolo (“Pulsar”), passando per la cover-art decisamente futuristica. Per la prima volta la voce da soprano di Cecilia Boninsegni non compare mai e, se da un lato gli Inner Shrine mantengono una parte del loro lato classico-operistico, dall’altro la componente gothic-doom è molto più marcata che in passato. Anche la voce di Luca Liotti (un growl ipereffettato) appare quasi più un recitativo che una vera e propria linea vocale. Il disco ha degli ottimi momenti melodici (come “The Rose In Wind”) ed una buona atmosfera malinconica, che sa anche trovare il giusto tiro. Anche l’unione di suoni “moderni” e vagamente elettronici con le orchestrazioni classiche risulta interessante e particolare. Insomma, rispetto ad una serie di dischi “comodi”, in cui gli Inner Shrine hanno perpetuato loro stessi ed il loro stile, questo “Pulsar” rappresenta una svolta decisa, anche se non snatura il sound della band; un esperimento coraggioso, ma riuscito solo in parte, soprattutto un esperimento che non sappiamo quanto sia stato voluto e quanto dettato dal drastico cambio di line-up, che ha visto la perdita di Cecilia e Leonardo, presenti fin dagli esordi della band. Ciò che ne risente di più, infatti, è la linea vocale, che – come accennato – non convince. Restano indiscutibili le capacità compositive della band, anche se, in questa nuova veste, gli arrangiamenti sembrano un po’ troppo legati ad un passato in cui un soprano era elemento fondamentale dell’amalgama sonoro e che ora, invece, quando la band cerca un approccio più diretto, risultano un po’ stucchevoli. Staremo a vedere se questo nuovo corso saprà ridare agli Inner Shrine una linfa che si era un po’ persa; per ora un plauso all’intenzione, ma poco di più.

TRACKLIST

  1. Black Universe
  2. The Last Day On Earth
  3. The Rose In Wind
  4. Pulsar
  5. Peace Denied
  6. Four Steps In Gray
  7. Immortal Force
  8. Between
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