INNER VITRIOL – Semper Tacui

Pubblicato il 17/03/2026 da
voto
8.0
  • Band: INNER VITRIOL
  • Durata: 00:43:44
  • Disponibile dal: 20/03/2026

Gli Inner Vitriol sono una band progressive metal proveniente da Bologna, attiva già dal 2010 con un altro nome (ai tempi della pubblicazione del debutto “Into The Silence I Sink” si chiamavano semplicemente Vitriol); ma è con il cambio di moniker avvenuto nel 2023 che hanno trovato la spinta per fare davvero molto, sia in termini di lavori in studio che di esperienza live.
Negli ultimi tre anni, infatti, oltre alla versione remastered del comunque già valido debutto, si sono succeduti anche un’interessante testimonianza live estera (“Live In Moscow”), un elegante EP dal titolo “Butterflies” e l’alquanto toccante riproposizione del brano “Impressioni di Settembre” della PFM. Non poco per un arco temporale di appena tre anni, soprattutto considerando la qualità di ognuna di queste uscite.
Il qui presente “Semper Tacui” rimane quindi ‘soltanto’ il secondo full ‘-length per entrambe le incarnazioni della band; possiamo però affermare senza molti dubbi che questo lavoro rappresenta il meritato coronamento di un periodo così ricco di attività e creatività.

Seguendo la formula del concept album, il secondo lavoro della formazione felsinea ci porta nelle regie prigioni della Palermo del 1657, ai tempi dell’Inquisizione spagnola, entrando nella cella — e soprattutto nella mente — di un prigioniero costantemente combattuto tra la possibilità di porre fine al dolore e alle torture, al prezzo però del rinnegare le proprie convinzioni.
Tutte le liriche sono quindi scritte in prima persona, rappresentando con parole forti e scelte drammatiche la lotta del protagonista contro le angherie esterne, contro la solitudine e contro il tempo – e anche contro se stesso, potremmo dire.
La musica scelta per accompagnare questa straziante battaglia — nella quale, apparentemente, le sbarre costruite dalla propria mente non sono meno spesse e invalicabili di quelle della cella — è, come già nel debutto, un progressive metal dalle tinte molto scure, assolutamente destrutturato e avulso dalla forma canzone più tradizionale, che fa di improvvisi strappi dall’elevata tensione emozionale e lunghi momenti di sospensione il proprio marchio di fabbrica.
Una sorta di crossover tra la libertà espressiva dei Pain Of Salvation e i chiaroscuri degli Opeth, epurato però di qualsiasi utilizzo di voci estreme. Nonostante l’indubbia ricchezza emotiva ed espressiva, “Semper Tacui” rimane un album estremamente focalizzato e concreto: pochi, se non nulli, sono gli spazi destinati a qualcosa che non sia funzionale alla narrazione della trama o alla creazione dell’atmosfera cupa e oppressiva che la band si è prefissata.
Ne consegue un uso molto parco dei ritornelli — ripetere più volte un concetto sembra infatti scontrarsi con la mente spezzata e smarrita del narratore — e un utilizzo di timbriche cariche di drammaticità declinate però su melodie spesso dolci.

Da questo punto di vista dobbiamo dire che la performance di Gozzi al microfono, coadiuvato in due brani dagli ottimi interventi di Andi Kuntz dei Vanden Plas e Geoff Tate, ex Queensrÿche (rispettivamente presenti su “On A Cold Floor” e sul singolo “Weaker And Fading”), risulta davvero efficace e ficcante; un perfetto veicolo per i tormenti mentali del protagonista.
Perfetta dimostrazione di quanto appena detto è sicuramente la splendida “On A Cold Floor” che abbiamo citato in precedenza: è probabilmente il pezzo che personalmente più ci ha colpito, proprio per via dell’interpretazione camaleontica e ficcante di Gozzi e del piacevole contrasto che si crea con la timbrica molto diversa dell’ospite Kuntz.
Curiosa, ma al tempo stesso condivisibile, è anche la scelta di ridurre all’osso le parti solistiche nel senso più classico del termine: sebbene la band indugi per una buona parte dei quarantacinque minuti dell’album su passaggi strumentali, non troviamo infatti veri e propri assoli di chitarra, preferendo invece soluzioni che coinvolgano l’intero ensemble, libero di collaborare alla costruzione del mood senza mettere un singolo strumento in primo piano.
Grazie a queste scelte la narrazione risulta estremamente definita e centrata, facendo scorrere ognuno dei sei brani in scaletta con grande naturalezza e immergendoci progressivamente nella tragicità dell’intera vicenda.
Lontano dal modello Dream Theater, lontano dal neoclassicismo dei Symphony X o dal tecnicismo degli Haken, ma dotato di una sensibilità melodica che richiama il prog rock degli anni ’70 pur restando completamente moderno nelle scelte sonore, “Semper Tacui” rappresenta un modo diverso — più emozionale e istintivo — di intendere la materia progressive metal.
Per ora, un centro pieno: siamo curiosi di vedere come la band proseguirà il proprio cammino.

TRACKLIST

  1. Broken And Dragged
  2. On A Cold Floor
  3. Waterfall
  4. Weaker And Fading
  5. Upon The First Ray Of My Last Sun
  6. I See The Flame
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