7.0
- Band: INSINERATEHYMN
- Durata: 00:35:00
- Disponibile dal: 25/02/2022
- Etichetta:
- Blood Harvest
- Rotted Life
Il catalogo messo in piedi dalla Blood Harvest negli ultimi anni è davvero notevole nel suo comprendere, fra gli altri, gruppi come Cadaveric Fumes, Taphos e Sněť – tutte realtà devote a un modo di intendere il death metal legato alla vecchia scuola, con chiari rimandi ai primi anni Novanta, ma al tempo stesso alfiere di una personalità tutto sommato definita. Si uniscono ora a questo valido roster anche gli Insineratehymn, formazione californiana giunta con questo “Disembodied” al traguardo del secondo full-length. Stranamente, la band non ha fatto la classica gavetta underground a suon di split, demo ed EP, preferendo puntare sin dall’inizio su uscite più corpose. Con una carriera ufficialmente partita nel 2008, non si può tuttavia parlare di un gruppo nato ieri: evidentemente i ragazzi hanno maturato esperienza in sala prove e ciò si sente già ad un primo ascolto di questo nuovo album, il quale presenta sette tracce inedite e una piacevole cover di “Bitter Loss” degli Entombed. L’omaggio ai maestri svedesi, posto in chiusura di tracklist, fornisce subito alcuni indizi sul carattere del death metal della band, anche se una fruizione attenta svela come quel tipo di impronta Swedish sia solo uno degli ingredienti alla base della proposta. Gli Insineratehymn, infatti, non mancano di manifestare anche un certo attaccamento al suono statunitense, prediligendo strutture piuttosto intricate e una cupezza e una pesantezza di fondo che non hanno sempre punti in comune con gli autori di “Left Hand Path” e la loro fortunata stirpe. Certo, uno dei riff di “Proliferation of the Deceased” è preso di peso dall’incipit di “Dead Forever” degli Unleashed, tuttavia per gran parte della sua durata il disco evita citazioni troppo spinte, restando in un limbo in cui convergono ruvidezza a livello chitarristico e una certa inventiva sul fronte ritmico. A conti fatti, si potrebbe parlare degli Insineratehymn come di una risposta californiana a certe formazioni svedesi atipiche, come ad esempio i Seance o gli Hypocrisy dei primi due album, quelli in cui le esperienze floridiane di Peter Tägtgren emergevano ancora con una certa insistenza. “Disembodied” non ha magari pezzi del calibro di “Left To Rot”, ma l’atmosfera generale non è poi così lontana. Degli Insineratehymn si apprezza insomma il tentativo di evitare le formule e le influenze oggi più comuni nel panorama death metal underground, a favore di un sound certo identificabile, ma nel complesso più spontaneo e viscerale di tanti altri ascoltati ultimamente. Quanto qui offerto lascia una buona impressione e soprattutto la voglia di seguire le prossime mosse di questa formazione.
