INTRONAUT – The Direction Of Last Things

Pubblicato il 30/11/2015 da
voto
7.5
  • Band: INTRONAUT
  • Durata: 00:46:03
  • Disponibile dal: 13/11/2015
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Universal

Gli Intronaut hanno davvero bisogno di essere presentati? Perché l’impressione che abbiamo è che, oggi, il quartetto di Los Angeles sia arrivato ad un livello di notorietà tale per cui non ci sia più il bisogno di catalogarli in un calderone per presentarli anche se, per dovere di cronaca, ci sembra giusto farlo. Nati come band sludge con richiami vari a certo post metal di act quali Isis o Neurosis, usciti più o meno nello stesso periodo di gruppi come Mastodon, Baroness e Kylesa gli Intronaut hanno via via intrapreso un percorso artistico che li ha portati (un po’ come accaduto anche ad alcuni dei nomi sopra menzionati) ad un cambiamento di sonorità piuttosto radicale che li ha spinti ad una visibilità sempre più soddisfacente. Oggi, al cospetto del quinto album in studio, il quarto sotto Century Media, troviamo che il sound degli Intronaut sia decisamente più ‘catalogabile’ in un filone di progressive metal che, diciamocelo, vuole dire un po’ tutto e un po’ niente ma che comunque non imbriglia la loro musica in barriere che sono più ideologiche che altro. La differenza, ad esempio, rispetto a un gruppo come i Mastodon attuali è che gli Intronaut hanno preso una deriva più tradizionalmente progressive, con lunghe suite strumentali e un’attitudine piuttosto intellettualoide tipica peraltro del genere. “The Direction Of Last Things” è un disco che brilla di luce propria e non ci sorprenderemmo se gli amanti delle sonorità progressive sludge più orecchiabili gridassero ad un autentico miracolo. Le capacità strumentali dei Nostri sono cresciute in maniera esponenziale e mai come oggi siamo alle prese con un lavoro ineccepibile da un punto di vista tecnico/compositivo. La prima cosa a balzare all’orecchio dell’ascoltatore è una sezione ritmica davvero maiuscola, Danny Walker dietro alle pelli non ha nulla da invidiare né al suo collega dei Mastodon, Brann Dailor (altro punto di riferimento nel genere), né ad altri nomi noti della scena metal, imbastendo uno scheletro ritmico sempre molto focalizzato su quello che è l’obiettivo dei pezzi: lieve e delicato nei momenti sognanti, grave e evocativo nei momenti più ricchi di pathos, terremotante, chirurgico e tentacolare nei momenti più energici ed adrenalinici. Ora, se si ha un minimo di dimestichezza sia con il genere in questione che con il progressive in generale si potrebbe eccepire, con un briciolo di malignità, una buona dose di (scusate il termine) ‘paraculaggine’ se non addirittura momenti di pura autocelebrazione. Già perché ci sono dei frangenti, magari al termine di una lunga suite strumentale, in cui i quattro californiani si prendono quella micro pausa in cui sembra che si fermino a contemplare il loro operato e si voltino verso l’ascoltatore come a cercare quell’espressione di stupore… espressione che in realtà finiscono quasi sempre per ritrovare perché anche il più insensibile e freddo dei detrattori in realtà si perderà tra le sognanti melodie imbastite dagli Intronaut del 2015; una band questa che oggi potremmo più paragonare a gruppi come The Ocean o Between The Buried And Me piuttosto che a High On Fire o Cult OF Luna. La verità è che, piaccia o meno la loro proposta, questi ragazzi hanno tutte le carte in regola per fare le cose in grande e far parlare ancora per molto della loro musica. A questo punto ignorarli, oltre a divenire sempre più difficile, diventerebbe un madornale errore.

TRACKLIST

  1. Fast Worms
  2. Digital Gerrymandering
  3. The Pleasant Surprise
  4. The Unlikely Event Of A Water Landing
  5. Sul Ponticello
  6. The Direction Of Last Things
  7. City Hymnal
2 commenti
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