6.0
- Band: INVICTUS (JP)
- Durata: 00:35:25
- Disponibile dal: 26/01/2026
- Etichetta:
- Me Saco Un Ojo Records
- Memento Mori
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Con “The Catacombs of Fear”, gli Invictus si erano affacciati sulla scena estrema con un lavoro che aveva attirato l’attenzione soprattutto per la sua identità mista: un death metal affilato, solcato da evidenti venature thrash, che li collocava idealmente in un territorio di confine tra veterani europei come i Pestilence e i Mercyless degli esordi, con vaghi spruzzi di una “modernità” debitrice al debut dei Decapitated. Un equilibrio nervoso ma tutto sommato ben calibrato, sospinto da un gusto per il groove che riusciva a emergere anche nelle sezioni più serrate. Con “Nocturnal Visions”, la band giapponese prova a compiere un passo laterale, cercando più ampiezza espressiva e dinamiche meno rigide. Il tentativo, sulla carta lodevole, produce tuttavia un risultato che lascia sensazioni contrastanti.
La parte più convincente del disco resta infatti quella che dialoga direttamente con la furia controllata del debut. “Abyssal Earth Eradicates” apre le danze più o meno con la stessa prontezza d’impatto che aveva caratterizzato i primi Invictus: riff rapidi, fraseggi taglienti che richiamano talvolta anche i vecchi Sinister e il drumming di Haruki Tokutake a imporsi come forza stabilizzatrice, capace di dirigere il tutto con precisione. Più in là nella tracklist, anche “Wandering Ashdream” si muove su binari confortanti; in generale, quando la band sceglie di premere sull’acceleratore, il materiale funziona senza esitazioni: il loro linguaggio resta immediato, coerente, forte di un’urgenza espressiva che pare spontanea. Il problema è ciò che accade quando gli Invictus cercano deliberatamente di frenare: il desiderio di introdurre sezioni più massicce o di dare ai brani un andamento meno istintivo sfocia talvolta in soluzioni poco convinte. La prima metà di “Lucid Dream Trauma” è forse l’esempio più chiaro: il midtempo cui la band si affida suona scolastico, quasi un ripiego, e il brano sembra procedere a fatica, guadagnando slancio solo nel finale, quando le linee si infittiscono e tornano a dominare la frenesia e l’urgenza che più appartengono al gruppo.
Passaggi analoghi affiorano qua e là nella tracklist: momenti in cui la voglia di variare si traduce in una ricerca di groove meno ispirata, come se la band tentasse di costruire un diverso vocabolario senza avere ancora piena padronanza dei suoi nuovi elementi. Il disco prova a chiudere in crescendo con la title-track conclusiva, otto minuti che fanno intravedere scenari più promettenti. Qui in effetti i midtempo scorrono meglio, l’atmosfera si fa più solida e la band sembra trovare un equilibrio più naturale tra spinta e dilatazione. Resta però la sensazione che il pezzo avrebbe potuto giovare di un minutaggio più contenuto, evitando qualche giro a vuoto.
“Nocturnal Visions” appare insomma come un lavoro di transizione: piuttosto ambizioso nelle intenzioni, parzialmente riuscito nei fatti. Gli Invictus dimostrano di voler evolvere, ma non sempre di sapere dove dirigersi. Quando tornano a essere ritmati, brillano ancora; il resto, per ora, resta una promessa solo abbozzata.
