8.0
- Band: IRKALLIAN ORACLE
- Durata: 00:43:38
- Disponibile dal: 10/02/2014
- Etichetta:
- Nuclear War Now
La sempre attentissima e ormai veterana Nuclear War Now! Productions ha fatto un’altra atroce scoperta delle sue. Dopo aver scovato bestie immonde come Knelt Rote e Katechon nei buchi più nascosti, stavolta la tentacolare sapienza della brutalissima label della San Francisco Bay Area è arrivata sino in Svezia a scovare una cassetta distribuita solo localmente in copie limitatissime, ma contenente atrocità infinite. Rintracciata la band autrice di tale genocidio sonoro, la label ha pensato bene di ristampare e dare propria distribuzione a quest’opera immonda in modo tale che tutto il mondo possa essere consapevole di quali orrori esistono su questo pianeta. “Grave Ekstasis” dei misteriosi Irkallian Oracle infatti è un’opera talmente imbottita di pazzia e aberrazione musicale totale che il disco in questione è senza dubbio già candidato ad essere uno dei dischi di avant-death metal dell’anno, tanto è disumano, contorto, brutale, violento e spietato in ogni suo aspetto. Parliamo essenzialmente di un blackened death metal claustrofobico, ipnotico, surreale e angosciante. Le tracce sono mediamente molto lunghe – dieci minuti di media – e nel loro intero lasso coprono distanze impensabili per violenza e brutalità. Questa è musica che respira incubi, che si nutre di paura e che ribolle di allucinazioni. Musica demoniaca che si avvita su se stessa in ipnotiche e violentissime escalation di totale abominio sonoro. Il primo segno lampante della traiettoria stilistica del combo scandinavo è che siamo senza ombra di dubbio nei dintorni della scuola australiana: Portal, Grave Upheaval e Impetuous Ritual, quel death metal deforme e surreale che mira a scardinare la realtà e provocare profonde lacerazioni alla psiche, facendola collassare sotto un’immane supplizio psichedelico. Ma si va oltre, si abbraccia la scuola canadese e i tecnicismi ultraterreni di band come Mithocondrion e Antediluvian. Si abbraccia poi la scuola made in USA più avanguardistica e defilata, quella di bestie immonde come Kenlt Rote appunto e Ævangelist che hanno abbandonato la tradizione e ogni familiarità estrema sin dalle prime uscite per abbracciare il regno immateriale di oblii sonori antiumani. E infine si gira la boa iconoclasta della scuola inglese, e di fatto anche nel caso degli Irkallian Oracle si fatica poco a ritrovare in questa musica chiarissime metastasi sonore che fanno riferimento direttamente a band come Abyssal, Grave Miasma e Cruciamentum. Siamo insomma nel reame della pazzia più totale in cui l’estremo assume connotati agghiaccianti, apparendoci ermetico, impenetrabile, ultraterreno e onnipotente nella sua aberrazione sonora di dimensioni planetarie. Se poi si pensa che il tutto è eseguito con una maestria e una perizia inarrivabili, che i suoni e la produzione sono di quanto più perfetto e attentamente curato si possa trovare in ambiti estremi, e che in generale la visione, l’acume e l’ingegno della band nel tessere canzoni monumentali per dimensione e potenza sono praticamente insormontabili e mai visti prima, capirete che ci troviamo di fronte a uno di quei lavori in grado di ridicolizzare qualunque standard o media qualitativa. C’è una violenza dai tratti quasi siderali in questa musica, una brutalità che non può venire da questo mondo ma che deve per forza avere altre origini, altre da noi, altre dall’umano.
