6.5
- Band: IRON KINGDOM
- Durata: 00:48:12
- Disponibile dal: 06/06/2026
- Etichetta:
- Steel Shark Records
Ecco tornare, dopo una pausa di quattro anni, i canadesi Iron Kingdom con il loro heavy/speed lanciato a mille contro le orecchie di un intrepido ascoltatore. La formazione guidata da Leighton Holmes al basso e Chris Osterman alla chitarra e voce decide, con questo “Shadows and Dust”, di tornare su territori più conosciuti e meno sperimentali rispetto al precedente “The Blood Of Creation”.
Se l’album precedente era autoprodotto, questo può contare finalmente su una etichetta come la Steel Shark, che forse darà più lustro al lavoro del quartetto canadese: un disco che più classico non si può, a cominciare dalla prima “Defenders”, inequivocabile presa di posizione e di attitudine in una crasi fra Judas Priest e speed metal anni 80’ di matrice statunitense.
Per quanto il lavoro possa scorrere facilmente nelle nostre orecchie, dai passaggi più aspri di “Line Of Fire” ai momenti più veloci come “Dreamless Sea”, ci accorgiamo, mano a mano che andiamo avanti, di come gli Iron Kingdom abbiano intrapreso una strada decisamente più sicura rispetto al lavoro precedente, che veniva chiuso da una ambiziosissima title-track di ben quattordici minuti.
Il segno del mestiere è infatti onnipresente in “Shadows And Dust”: un buon songwriting, che si alterna fra passaggi cadenzati come “Blood And Steel” a momenti più hard rock come “Shadow Of Time”. Il tutto è corredato da una produzione veramente mirata, in grado di far risaltare molto bene il lavoro delle chitarre della coppia Osterman/Merrick, nonché la batteria e i piatti di Max Friesen, segno che il passaggio a una etichetta ha molto giovato anche da quel punto di vista.
Dunque, che cosa manca a questo album per brillare davvero? Nel precedente capitolo avevamo ascoltato una band sì ancorata ai classici stilemi della New Wave Of Traditional Heavy Metal, ma con anche la dichiarata ambizione di provare a fare qualcosa fuori dalle regole.
Qui, invece, vediamo un assestamento volto più a omaggiare la tradizione heavy classica che a reinterpretarla con piglio personale: l’unico momento dove si recupera quel guizzo alla Savatage (particolarmente apprezzato in episodi passati) sta nei cori della conclusiva “Sacred Fire”, dove il ritornello si stacca leggermente dai classici stilemi metallici per cercare di inseguire una tendenza quasi orchestrale nella composizione.
Dunque, se amate questa scena e seguite la band da parecchio (il primo album del quartetto è del 2011) non resterete certamente a bocca asciutta da “Shadows And Dust”, ma, sinceramente, viste le premesse del precedente lavoro noi ci saremmo aspettati una virata decisa verso l’ispirazione del gruppo di Jon Oliva, che la band cita fra le proprie ispirazioni nelle note stampa ma che qui invece mancano quasi completamente all’appello.
Il nuovo lavoro degli Iron Kingdom è sicuramente un buon disco, ben suonato e ben prodotto, ma manca di quel guizzo creativo che ci aveva fatto allungare le antenne quattro anni fa: complice, forse, il fatto che è prodotto dagli stessi chitarristi, i quali, a questo punto, avrebbero bisogno anche di un occhio esterno per riuscire a creare qualcosa di davvero originale.
