IRON MASK – Black As Death

Pubblicato il 28/12/2011 da
voto
7.0
  • Band: IRON MASK
  • Durata: 01:02:22
  • Disponibile dal: 16/12/2011
  • Etichetta:
  • AFM Records
  • Distributore: Audioglobe

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Gli Iron Mask sono l’altra band del guitar hero di origini belghe Dushan Petrossi, forse più noto in territorio italico per la sua militanza nei symphonic metallers Magic Kingdom. In realtà, abbiamo scelto volutamente di scrivere ‘l’altra band’ e non ‘il progetto parallelo’ perché, tirando le somme degli album prodotti (quattro per gli Iron Mask, e tre per i Magic Kingdom) e, soprattutto, valutando la qualità della proposta, sembra essere proprio questo il gruppo che tra i due meriterebbe maggior attenzione. La base di partenza di entrambe le band è la medesima: power metal di stampo europeo e heavy melodico, ma sussistono differenze sostanziali che fanno pendere l’ago della bilancia in netto favore della band qui trattata. Dove infatti la proposta dei Magic Kingdom spinge le coordinate del genere power verso il sinfonico e finisce per percorrere in maniera pedissequa la lezione dei Rhapsody di Turilli, gli Iron Mask pescano più interessanti influenze dall’hard rock più pomposo e dal heavy degli esordi, quello epico ed espressivo dei Rainbow con R.J.Dio. La scelta poi di affidare la maggior parte delle linee vocali di questo “Black As Death” ad un cantante di assoluto valore quale Mark Boals (ex-Royal Hunt, ex-Malmsteen, Ring Of Fire, Holy Force) si rivela azzeccatissima, rappresendo quel ‘quid’ che al precedente album del 2009 “In The Shadow Of The Red Baron” mancava. Senza nulla togliere al precedente vocalist Roma Siadletzki, qui presente comunque in tutti i cori e con un interessante scream su “Death Nosferatu”, il cinquantatreenne cantante statunitense riesce con la propria timbrica e con la pienezza della propria voce a donare ad ogni pezzo su cui è presente quella marcia in più che permette a “Black As Death” di sfondare il relativo anonimato delle altre tre uscite. Dall’epica apertura affidata ai maestosi cori della title-track, fino alla conclusiva “Where Al Brave Falls” non si notano particolari cali di tono e le canzoni (tutte valide) si susseguono mantenendo un buon passo, senza mai annoiare e, anzi, ogni tanto stupendoci con qualche bella trovata come il sofferto cantato di Goran Edman (altro ex-Malmsteen), ospite sulla bella ballad “Magic Sky Requiem”, oppure con le riuscite accelerazioni di scuola Rhapsody presenti su “Blizzard Of Doom”. Tra ottime melodie, power metal, accenni di hard rock e tanta classe, “Black As Death” ci riporta alla mente i dischi di Axel Rudi Pell del periodo centrale, prima che il chitarrista tedesco finisse poi col perdere la bussola e si mettesse a fare solo album fotocopia. Senza inventare nulla di nuovo, ma semplicemente riavvicinandosi ad un genere forse un po’ datato ma sempre inciso a fuoco nel cuore dei fan, Petrossi mostra di fare la mossa giusta, confezionando un album curato in ogni sua parte, un inatteso regalo di Natale gradito sia al ‘vecchio’ metallaro nostalgico, sia all’ascoltatore più giovane semplicemente alla ricerca di buone melodie.

TRACKLIST

  1. From Light Into The Dark
  2. Black As Death
  3. Broken Hero
  4. Feel The Fire
  5. Genghis Khan
  6. God Punishes I Kill
  7. Rebel Kid
  8. Blizzard Of Doom
  9. The Absence
  10. Magic Sky Requiem
  11. Death Nosferatu
  12. When All Braves Fall
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