IRON MASK – Hordes Of The Brave

Pubblicato il 27/05/2005 da
voto
7.0
  • Band: IRON MASK
  • Durata: 00:59:32
  • Disponibile dal: 22/04/2005
  • Etichetta:
  • Lion Music
  • Distributore: Frontiers

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 Il virtuoso guitar hero Dushan Petrossi ritorna con i suoi IronMask dopo il debutto uscito nel 2002 ed intitolato “Revenge Is MyName”. Dushan per questo suo progetto chiama a sé l’ottimo tastieristaRichard Andersson (Majestic, Time Requiem, Space Odissey), il bassistaVassili Moltchanov, il drummer russo Anton Arkhipov (già con gliExhumator) e il cantante Goetz Mohre, vero punto di forza dell’album.Il chitarrista non cerca di nascondere in nessun modo il suo amore peril metal neoclassico, anzi, nella bio della band si parla con orgogliodi amore per questa musica e per il suo interprete più noto, il bizzosoYngwie J. Malmsteen. Già dalle prime note dell’iniziale “Holy War” sicomprende benissimo il discorso musicale intrapreso dalla band: la songinfatti parte sparata come una classica traccia degli Stratovarius, conun ottimo lavoro sia di chitarra che di tastiere che si rincorronolungo scale neoclassiche sentite e risentite, ma sicuramente di grandepresa; il refrain ci ricollega al symphonic metal dei Rhapsody, mentresin da subito il singer mette in risalto le proprie doti vocali,sfoderando una prestazione degna del miglior Graham Bonnet. L’album sidivide tra buoni pezzi, quali ad esempio la terza traccia “Time”,debitrice dei Rising Force, ed altri meno ispirati come la successiva”The Invisibile Empire”, heavy rock track che vede come ospite OliverHartmann (ex At Vance) dietro il microfono che come suo solito offreuna prestazione di tutto rispetto. Ritroviamo Hartmann in altre duecanzoni: “Crystal Tears”, molto melodica e quasi pop-eggiante (sembradi sentire “Notte Rosa” di Tozzi in versione hard!) e “Iced Wind Of TheNorth”, dove duetta con il singer “ufficiale” Mohre. Quest’ultimatraccia profuma di Malmsteen shakerato con atmosfere rhapsodiane e sisegnala anche per i lunghi assoli finali di Petrossi e Andersson, chegiocano a rincorrersi su una base celtica che rimanda inevitabilmenteagli Skyclad. “Demon’s Child” è una heavy song che nelle strofe emulagli Iron Maiden e all’altezza del ritornello si trasforma nella piùtipica delle canzoni neoclassiche; preme segnalare anche la ballad “MyEternal Flame”, in bilico tra Malmsteen, Ayreon ed Elegy dei primi duealbum. La perla dell’album però è la settima traccia “Alexander TheGreat – Hordes Of The Brave” che, per quasi sette minuti ci ammalia conle sue melodie epiche e progressive, tanto che non avrebbe sfiguratonel booklet degli Ayreon: davvero una gran canzone, interpretata conpiglio e maestria da tutta la band, che a tratti lascia da parte latecnica esasperata per concentrarsi sul feeling che letteralmenteesplode dalla sei corde di Dushan e dalla voce di Goetz. Questo “HordesOf The Brave” farà la gioia dei tanti che amano il maestro svedese:sicuramente un disco inferiore alle migliori cose di Malmsteen, mafinalmente un album ben suonato, bilanciato tra tecnica e melodia e conun cantante decisamente sopra la media. L’unico difetto importante chesi riscontra è la presenza di troppi filler, ma gli Iron Mask rimangonoun gruppo che ha imparato bene la lezione reinterpretandola in manieraottima.

TRACKLIST

  1. Holy War
  2. Freedom's Blood - The Patriot
  3. Time
  4. The Invisible Empire
  5. Demon's Child
  6. High In The Sky
  7. Alexander The Great - Hordes Of The Brave
  8. Crystal Tears
  9. Iced Winds Of The North
  10. My Eternal Flame
  11. Troops Of Avalon
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