7.0
- Band: IRON REAGAN
- Durata: 00:28:48
- Disponibile dal: 03/02/2017
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
Il nuovo album degli Iron Reagan non aggiunge nulla al discorso, semmai lo attualizza, lo amplifica, lo espande in questa continuazione di un progetto (side, di fatto) nato un pugno di anni fa e che ha saputo attecchire piuttosto bene. Cosa vuol dire? Vuol dire che oramai abbiamo una certa sicurezza nell’aprire un nuovo dischetto dei nostri amici di Richmond, sappiamo più o meno cosa aspettarci ma soprattutto cosa non aspettarci: non troveremo chissà quale evoluzione, non ammireremo chissà quale composizione astrusa né chissà quale complesso arrangiamento. E infatti non ne troviamo traccia: quello che hanno saputo raggiungere gli Iron Reagan è uno status di bandiere viventi di un crossover che una volta tendevamo ad associare a, un nome su tutti, gli S.O.D., e ben lo sanno anche loro… è proprio questa consapevolezza che lascia un po’ deviare i ragazzi verso qualche pezzo di troppo, o meno piacevole degli altri, in “Crossover Ministry”, ma ci arriveremo. Quel che è vero è che gli Iron Reagan vogliono che si sappia cosa c’è nei loro dischi, che già al terzo ascolto ci si senta parte della festa e ci si senta a casa riconoscendo “A Dying World” o “Power Of The Skull” piuttosto che quel compendio sul buon vicinato che è “Fuck The Neighbors” o ancora i sette bellissimi secondi di “Parents Of Tomorrow”. “Crossover Ministry” è un disco molto buono se lo prendete come si deve prendere, e si gli Iron Reagan già vi piacciono (e di conseguenza i Municipal Waste o i D.R.I. o i Nuclear Assault, fari imprescindibili) vi piacerà anche questo nuovo lavoro, in cui Tony Foresta la fa da padrone più che mai con la sua ugola al vetriolo e dove i riff sono grassi e punk come si conviene, con una produzione egregia e che rende a dovere. C’è anche qualche cosa che non va, e quasi ad averlo intuito la band relega i pezzi meno vibranti verso la fine del disco, dove in effetti l’attenzione (va be’, chiamiamola attenzione) va scemando (parliamo di momenti come “Megachurch” o “Dogsnotgods”, descrivibili con un ‘meh!’), ed è tangibile una certa differenza con il primo lato dell’album; piccole carenze che probabilmente non inficiano né più di tanto l’esperienza di ascolto (siamo pur sempre a diciotto canzoni per ventotto minuti, non saranno tre-quattro a rovinare il disco) né gli Iron Reagan stessi, ma certo fanno sì che “Crossover Ministry” sia un disco più che buono e divertente, ma tutto qui, per quanto questa sia una band a cui noi vogliamo bene a prescindere. Ovviamente sapete benissimo a cosa si va incontro, quindi magari non un disco per i palati più fini, ecco, né un’esperienza nuova, però di certo appagante per gli amanti, e poi dal vivo sarà, come sempre, una vera festa. Ah, e per essere chiari: a noi va benissimo così.
