6.5
- Band: IRON REAGAN
- Durata: 00:10:18
- Disponibile dal: 12/06/2026
- Etichetta:
- Relapse Records
Sei pezzi per ben dieci minuti di musica: ecco la proposta del nuovo EP degli Iron Reagan, “Demonetization”, come da vera tradizione hardcore.
Lo chiariamo subito, non c’è molto da dire: se si conosce la produzione della band e in generale il tipo di crossover proposto, si può facilmente intuire la portata di violenza e aggressività all’interno di questi sei brani. Per chi invece non ha nessun campanello che risuoni al nome Iron Reagan, stiamo praticamente parlando di un’incarnazione parziale (soprattutto in termini di line-up, attualmente, nelle figure del cantante Tony Foresta e del chitarrista Landphil Hall) dei thrasher americani Municipal Waste (che pure incorporano all’interno del proprio sound elementi hardcore), qui in versione estremizzata, richiamando numi tutelari quali Nuclear Assault. D.R.I, S.O.D. e via dicendo.
Il risultato è una mistura di thrash metal, punk e hardcore che, a seconda dei gusti, potrete trovare irresistibile o risibile. Noi propendiamo per la prima ipotesi, in quanto riteniamo la proposta un puro godimento per le nostre stanche ossa: dall’assalto frontale della title-track, che non arriva al minuto, alla ‘rallentata’ – si fa per dire – “God Don’t Like It”, la quale assomiglia ad un predicamento a suon di sberle comminate dall’elegante voce di Tony Foresta, si passa poi alla punkeggiante “Make It Ugly”, brano con delle accelerate sferzanti e il classico ritornello da urlare tutti assieme, non senza un bell’assolo suonato a metà brano, con una trasformazione interna in puro thrash ottantiano.
“Hood Ornament” torna all’assalto classico del genere, e anche se non ci ha fatto impazzire riusciamo a immaginare il carnaio di sudore e lividi che genererà dal vivo. “Parts Unknown” torna in ambito più strettamente metal punk, con un riff portante tanto ignorante quanto efficace, e un breakdown spaccacollo. Chiude “Turning Green”, la cui partenza con un arrembante riff ricorda le migliori sortite anni Ottanta e un saliscendi di accelerazioni e ridimensionamenti, tutto condito da un tiro che non accenna a diminuire, tra un assolo aspro e un’ottima tenuta in termini di tensione.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole cocente, eppure questo EP testimonia che gli Iron Reagan sono vivi e vegeti e incazzati come non mai, e sicuramente si pone come un piccolo, gustoso spuntino in attesa di un album più corposo.
Da segnalare come “Demonetization” sia disponibile in streaming, mentre la versione fisica uscirà a settembre: acquisto consigliato (anche in virtù della breve durata) forse solo ai die hard fan ma, essendo un lavoro così corto, per quanto gradevole, il voto riflette la natura della proposta.
