7.5
- Band: IRON REAGAN
- Durata: 00:31:35
- Disponibile dal: 16/09/2014
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
Siamo tutti grati a Tony Foresta e Landphil Hall per aver riportato alla luce il crossover/thrash cazzaro e maleducato che spopolava negli anni ’80. Possiamo infatti identificare con “Hazardous Mutation” dei Municipal Waste l’alba di una nuova era per questo tipo di suoni, che da quel dì (era fine agosto del 2005) sono tornati ad essere al centro dei pensieri di ampie legioni di metallari. Non paghi dei risultati raggiunti con la band principale, i nostri eroi hanno dato vita agli Iron Reagan, creati per sfogare istinti non molto dissimili da quelli del gruppo d’origine, e che si differenziano dai Rifiuti Urbani per una più marcata vena hardcore, un ulteriore sfrondamento di qualsivoglia finezza strumentale e tematiche liriche inerenti la denuncia dei problemi sociali e politici degli States. Se le ultime prove in studio dei Municipal Waste medesimi tendevano a smarcarsi, almeno in parte, dalle connotazioni che ne avevano decretato il successo, la costola della formazione di Richmond rassicura chi aveva storto il naso all’ascolto di “Massive Aggressive” e “The Fatal Feast (Waste In Space)”. I riferimenti sono i D.R.I. del seminale “Dealing With It!”, i The Accused e i vecchi/ultimi Corrosion Of Conformity: roba per skater, duri e puri del mosh, punkettoni col vizio del metal, thrashettoni trincabirre. Il segreto di “The Tyranny Of Will” è quello di suonare freschissimo, come se non fosse già stato suonato, scritto e detto di tutto sulle sonorità di competenza. La lunga tracklist propone un rapido giro panoramico all’interno del meglio del thrash-core, fucilando ogni flebile tentativo di resistenza con picchiate nel casino gratuito, breakdown che chiamano col megafono circle-pit su circle-pit, stop’n’go a pioggia e un’attitudine al macello che solo chi è un inveterato frequentatore del crossover può avere nelle vene. E allora sentiamole, tocchiamole con mano queste punture dolorose, questi voli di calabrone fra corde spiattellate e piatti frantumati in nome della caciara, questi jab al corpo doppiati da ganci al fegato tanto precisi quanto dolorosi. Intanto vi diciamo che, nonostante vi siano qualcosa come ventiquattro tracce qua dentro, per poco più di mezz’ora di durata, di riempitivi non vi è quasi l’ombra; giusto le tracce più stringate, quelle sotto il minuto come “Bet On Black” o “Your Kid’s An Asshole”, hanno poco sugo, ma basta oltrepassare di poco la soglia dei sessanta secondi per godere appieno della drastica e dirompente sintesi degli Iron Reagan. Sono i piccoli frammenti qua e là a dare maggiore slancio ad alcune composizioni su altre, a cominciare dalla doppietta che ci ha quasi provocato straniamento a causa della presenza di assoli con un minimo di respiro; stiamo parlando di “Close To Toast” e “Nameless”, la prima soprattutto, perché ha forse l’unico momento realmente melodico dell’album. Arriviamo poi alle gare di velocità sul quarto di miglio, in piena tradizione dragster: scegliamo come vincitrice “Obsolete Man”, seguita a una incollatura dalla sua vicina “Exit The Game”, e solo poco più distanziate “Bill Of Fight”, che ha anche uno sprazzo in voce pulita da primissimo hardcore a stelle e strisce, e “Eyeball Gore”. Via quindi alle nomination per le strofe e i ritornelli più livorosi: per conto nostro, “Miserable Failure” e “In Greed We Trust” si meritano l’Oscar in questa speciale classifica. I coretti di appoggio al solito, splendido, vociare di Foresta, funzionano benissimo ed evocano un grado di demenza da quattro in condotta in qualsiasi high-school del paese governato da Obama, mentre la produzione conferisce un tiro niente male, tendendo più alla forza del thrash che al minimalismo punk, sottolineando l’arsenale distruttivo a disposizione di tutti gli strumenti. Poche chiacchiere, tutta sostanza, “The Tiranny Of Will” farà vivere una bella mezz’oretta a ogni thrasher che si rispetti.
