7.0
- Band: IRON SPELL
- Durata: 00:40:45
- Disponibile dal: 25/07/2025
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Dopo quasi un decennio di silenzio, gli Iron Spell tornano con il secondo album “From The Grave”, un’uscita marchiata a ferro fuoco dalla Dying Victim Production sin dall’immaginario evocato dalla copertina.
L’artwork, come nella migliore tradizione heavy metal, ha infatti il compito di introdurci immediatamente nell’atmosfera che permea le canzoni dell’album, mettendo subito in mostra la passione del gruppo cileno per il cinema horror d’annata, con una finestra ‘vista cimitero’ e uno spettro che ricorda quello di una celebre scena del film “Salem’s Lot” di Tobe Hooper.
La band di Santiago aveva già dato buona prova di sé nel 2016 con un debutto energico e in linea con l’allora nascente scena NWOTHM di stampo statunitense, che vedeva come ospite d’eccezione Richie Faulkner dei Judas Priest in una traccia e da allora, nonostante diversi cambi di formazione, non sembra aver cambiato né formula né sostanza.
Nati nel 2013 con l’intento di suonare heavy metal classico mescolando l’oscurità della scena metal americana degli anni Ottanta di W.A.S.P., Lizzy Borden e Shok Paris all’hard and heavy a tinte horror di Twisted Sisters e Alice Cooper, i Nostri ci consegnano un album che fa della melodia e delle atmosfere un punto di forza, merito di una scrittura ordinata e nostalgicamente manierista che, pur rifacendosi a stilemi ben codificati, riesce a suonare coinvolgente, restituendo con efficacia tutto il fascino oscuro e teatrale dell’heavy metal più classico.
Il manierismo cui facciamo riferimento appare, dunque, consapevole e a tratti celebrativo, ben calibrato da una band che non pretende di innovare ma di evocare, ricreare e rendere omaggio a un’estetica ben precisa, ossia quella delle notti in cui le VHS horror, gli LP dalle copertine consumante e i poster delle rock star appesi alle pareti non erano soltanto un arredo nelle camerette degli adolescenti, ma un vero e proprio immaginario da custodire e alimentare a suon di heavy metal e pellicole di genere.
“Curse Of The Ushers” dà inizio alle danze con chitarre taglienti e armonizzate che si sciolgono in un assolo orientaleggiante rendendo malsana l’atmosfera generale. L’equilibrio tra le atmosfere e i chorus trascinanti un po’ di tutte le tracce è interessante, si passa da cambi di tempo e di tensione con gran semplicità, come ad esempio in “Sorceress” o in “Release From The Darkness” che fa il verso ai W.A.S.P. dei primissimi anni.
Se “Whispers Of Sorrow” mostra il quintetto alle prese con una dimensione più malinconica che alterna sezioni più dense ad aperture ariose, “While Witches Dance” è un brano interamente strumentale con arpeggi acustici eterei, quasi mistici, capace di esplodere con riff compatti e percussioni potenti, regalando una delle migliori prestazioni dell’intero lavoro, costituendo, di fatto, l’intro per “Children Of The Night” la quale invece non mantiene, purtroppo, le premesse in termini di climax e costruzione suggeriti dalla canzone introduttiva.
Alla luce di ciò, “ From The Grave” è un album solido ma non privo di margini di miglioramento. I momenti più riusciti sembrano essere proprio quelli strumentali e atmosferici, dove la band non si preoccupa di rispettare i canoni più tradizionali dell’heavy metal e si abbandona a una scrittura più evocativa e cinematografica.
Se in futuro gli Iron Spell riuscissero a mediare meglio tra la loro vocazione classica e queste soluzioni più suggestive, potrebbero definire con più decisione un’identità propria, capace di farli emergere con maggiore forza all’interno dell’underground orientato verso il metal più tradizionale.
