7.5
- Band: IRONFLAME
- Durata: 00:49:09
- Disponibile dal: 26/07/2024
- Etichetta:
- High Roller Records
Quinta fatica in appena otto anni dalla creazione del progetto Ironflame da parte del polistrumentista statunitense Andrew D’Cagna, il cui contributo alla cosiddetta ‘new wave of traditional heavy metal’ è già da tempo oggetto di rispetto da parte di ogni appassionati di sonorità old-school, in particolare se si è degli amanti dell’heavy/power a tinte epiche concepito come una volta – ovvero con un forte focus sui temi più battaglieri, trasposti in musica con cura e passione senza trascurare la fruibilità delle canzoni, che è giusto rimangano adrenaliniche e coinvolgenti, ma anche con quella punta di orecchiabilità tanto cara a chi è cresciuto ascoltando i vari Manowar, Hammerfall, Riot e così via.
Abbiamo apprezzato tutte e quattro le opere precedenti, senza lesinare sui punteggi assegnati, dal momento che si tratta di una trafila di prodotti confezionati ed eseguiti con una perizia non scontata in un panorama saturo come l’underground classic metal, anche se si nota come difetto una continuità a tratti eccessiva tra i vari album, che fanno davvero poco per offrire qualcosa di diverso rispetto a quello precedente, atteggiandosi più come dei capitoli successivi di un’epopea fantasy lineare e sprovvista di sferzate degne di particolare nota.
Per il nuovissimo “Kingdom Torn Asunder” il discorso non cambia: la sensazione è proprio quella di avere per le mani un disco ‘qualunque’ degli Ironflame, con gli stessi pregi e gli stessi difetti dei precedenti; questo potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ma anche fare la felicità di quegli ascoltatori che in realtà simili non cercano la varietà o l’idea fuori dagli schemi, ma solo del sano heavy/power metal con pochi fronzoli e tanti pezzi dalla fruizione esaltante.
Chi ha ascoltato i lavori precedenti si sentirà subito a casa già solo dal lick introduttivo dell’iniziale “Blood And Honor”, sul quale ben presto si palesa l’intero comparto musicale a rotta di collo, con tanto di batteria rapidissima, riff ben concepiti e sfoggi vocali, necessari per rendere al meglio il climax in concomitanza di ritornello e strofa. Non che avessimo dubbi riguardo a questa capacità, e la più cadenzata “Soul Survivors” conferma le sensazioni positive e appaga ottimamente la nostra voglia di cantare, pur alleggerendo la presa sull’acceleratore della sezione ritmica.
Che si tratti di brani con la lama tra i denti, o altri in cui il clangore della battaglia si quieta, l’andamento è esattamente quello previsto, e per certi versi sperato: tanta sostanza metallica, poche sferzate e ritornelli che stuzzicano le meningi sin dal primo ascolto; il tutto con una gestione delle tempistiche ben calcolata, in quanto i pezzi sono appena otto e non vi sono punti morti di alcun genere, anche se una suite per incentivare la varietà non avrebbe guastato affatto, dal momento che la parentesi più corposa è rappresentata dall’accoppiata “Standing Tall”/”Sword Of A Thousand Truths”, che peraltro non fatichiamo a collocare tra le migliori del pacchetto, anche per via della loro possanza e rappresentatività di ciò che il power metal americano ha sempre incarnato.
Divertentissime anche le battute finali con la focosa “Riding The Dragon”, degna del miglior headbanging, e la conclusiva “Shadow Of The Reaper”: per la quinta volta di fila ci confermano che Andrew sa decisamente il fatto suo, e pur avendo evidentemente poco interesse a differenziare la propria proposta, è innegabile che, se c’è da suonare e comporre questa musica nello specifico, con gli Ironflame il risultato ad oggi è sempre garantito.
Volendo si può dibattere su quale dei cinque lavori sia il più efficace nelle suddette soluzioni, ma a prescindere dalle opinioni singole qui il livello è alto e da ormai otto anni non accenna a scendere, quindi bene così!
