IRONFLAME – Worlds To Conquer

Pubblicato il 09/08/2026 da
voto
7.5
  • Band: IRONFLAME
  • Durata: 00:40:49
  • Disponibile dal: 14/08/2026
  • Etichetta:
  • High Roller Records

Il polistrumentista di Wheeling, West Virginia, Andrew D’Cagna è ormai una figura di riferimento della cosiddetta New Wave Of Traditional Heavy Metal (e non solo), movimento nel quale si è guadagnato il rispetto degli appassionati grazie a una produzione costante e sempre ispirata alla guida di band heavy metal come Icarus Witch, Coldfells e dei neofolk metallers Nechochwen, tanto per citare le formazioni più attive. Gli Ironflame, tuttavia, rappresentano senza dubbio la sua creatura più celebrata, quella in cui il suo estro si manifesta all’ennesima potenza, trattandosi di un vero e proprio progetto solista nel quale il nostro si occupa della registrazione di tutti gli strumenti, dal pianoforte alla batteria, dal basso alle chitarre, oltre, naturalmente, alla voce.

Con gli Ironflame, il territorio esplorato è quello dell’heavy/power metal epico di scuola classica, con richiami ai padri fondatori di quello stile come Warlord (per le caratteristiche più epiche e battagliere e l’architettura dei riff) e Riot di fine anni Ottanta (specialmente per la potenza trascinante dei ritornelli e per le similitudini nello stile chitarristico), ma anche ai ‘maestri del genere’ degli anni Novanta come Nocturnal Rites e, soprattutto, gli Hammerfall, sia per la presenza di un timbro vocale che ricorda da vicino quello del loro vocalist Joacim Cans, sia per la tendenza a costruire ritornelli orecchiabili attraverso modulazioni melodiche affini a quelle della formazione svedese.

Il lavoro ha inizio con il crescendo di “Night Closes In”, dove un pianoforte, in poche battute, segna già il tenore della scrittura di D’Cagna, in bilico fra la tensione epica dei Warlord e il pathos teatrale degli Hammerfall di “Glory To The Brave”.
È ammirevole come un solo uomo al comando riesca a tessere le trame di dieci brani che, uno dopo l’altro, trasudano classe, tecnica e sapienza compositiva in ogni frangente. D’altro canto, tuttavia, si nota come gli strumenti principali del nostro, oltre alla voce, siano le chitarre, ed infatti è in questi due ambiti che emerge la fantasia migliore del musicista, mentre basso e batteria svolgono il loro compito limitandosi a sostenere il tempo e a garantire l’efficienza dell’impalcatura ritmica senza particolari picchi entusiasmanti in fase di arrangiamento.
Armonizzazioni di chitarra in pieno stile NWOBHM lasciano il passo ad episodi epic/power come “Legion Of Fire” e “Dynasties Fall” (i momenti più ‘oscuri’ e serrati dell’intero lavoro), il cui arpeggio aleggia nel territorio  dei Savatage di “Sirens”, con ritornelli trascinanti.
“Where Cauldrons Burn” rappresenta probabilmente il vertice dell’intero lavoro: il riff portante è cadenzato, arioso e la costruzione del pezzo è pensata per gli intrecci di voce e chitarra solista (che qui brilla particolarmente), con il bridge che conduce all’ultimo ritornello che si fa ricordare come uno dei momenti più riusciti dell’album.

La seconda parte del disco mantiene alto il livello qualitativo: “Shadow Slave” omaggia nello stile Ronnie James Dio, “Crimson Shores” unisce l’attitudine dei Judas Priest a un inaspettato breakdown quasi thrash metal, mentre “Valhalla Is Calling” abbraccia il power metal europeo, con richiami a Hammerfall e Helloween e un ritornello costruito per essere cantato a pieni polmoni, regalando agli ascoltatori quella che è probabilmente assurge a miglior prova vocale dell’opera intera, dicasi lo stesso della title-track posta in chiusura, che in ogni suo fraseggio e linea melodica deve molto agli Helloween di metà anni Duemila.
Musicalmente il disco si muove con naturalezza lungo il confine tra heavy e power metal: le influenze degli Iron Maiden e della NWOBHM (specie negli intrecci di chitarra) rimangono il punto di riferimento principale nelle strutture, ma trovano spazio anche echi della scuola underground americana più aggressiva, con rimandi a Visigoth e, anche nei testi, ai primi Twisted Tower Dire, oltre alle già citate sonorità europee. La voce di D’Cagna continua a rappresentare uno dei punti di forza del progetto: intensa, espressiva e convincente, sostiene composizioni ricche di melodie memorabili e riff efficaci.

Va detto, tuttavia, che D’Cagna ci ha abituati bene e né la qualità della scaletta né lo stile o le soluzioni d’arrangiamento si spostano di una virgola rispetto a ognuna delle sue uscite precedenti sotto questo nome, per cui l’effetto sorpresa è scomparso da un pezzo, e l’album conferma dunque la bontà di una formula ormai cristallizzata, ma senza aggiungere quel qualcosa in più che avrebbe potuto proiettarlo su un livello superiore come, al sesto capitolo discografico, ci saremmo forse aspettati.
Tuttavia, è proprio con la costanza e la qualità che il polistrumentista statunitense ha costruito il suo regno di fiamme e acciaio, narrando le gesta dei suoi eroi con una voce che, al momento, è una delle più riconoscibili della scena epic/power metal underground a stelle e strisce.

TRACKLIST

  1. Night Closes In
  2. Legion Of Fire
  3. Dynasties Fall
  4. Where Cauldrons Burn
  5. Shadow Slave
  6. Crimson Shores
  7. Valhalla Is Calling
  8. Worlds To Conquer
  9. Death's Immortal Flame
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