6.0
- Band: ISTAPP
- Durata: 00:35:20
- Disponibile dal: 26/04/2019
- Etichetta:
- Trollzorn
- Distributore: Audioglobe
Gli anni passano, ed il nome degli Istapp continua a circolare per la gioia soprattutto degli ormai pochi appassionati di melodic black metal che seguono il genere e gli sviluppi di questa band svedese, malinconicamente ancorata ad un sound di altri tempi e coraggiosamente intenzionata a farne rivivere i fasti oggi attraverso l’uscita del nuovo “The Insidious Star”. Svezia, black metal e melodia, un trinomio che ha saputo creare in passato perle imprescindibili per la musica metal e che con il giusto grado di proporzione, riesce anche oggi a smuovere qualche emozione in chi ha saputo apprezzare quel periodo grazie a questo nuovo rilascio discografico, interessato certamente più ad omaggiare che a cercare personali ed originali spunti creativi. Avevamo già sottolineato le migliorie compositive che avevano interessato gli Istapp ai tempi del precedente “Frostbiten” e che ritroviamo intatte in questo platter, mentre dispiace segnalare un affievolimento nella violenta aggressività vocale che aveva saputo sorprendere, superata ora il più delle volte da un afflato epico sicuramente meno incisivo e graffiante. Ad ogni modo, mai come oggi la proposta della band risulta compatta ed organica, finalmente pronta anche a livello di produzione, ad avvalorare una concezione musicale fine ed accurata, capace però di virare con decisione verso passaggi più arcigni e ferali che non guastano affatto col mood generale del lavoro. E’ proprio in questi momenti, come “Muspelheim” o la sinistra titletrack, che l’anima più puramente black metal del combo emerge con prepotenza, regalando sicuramente i momenti migliori della scaletta, piuttosto alle trovate melodiche un po’ sbiadite ed impersonali che farciscono gran parte delle altre canzoni e che smorzano entusiasmo e giudizio complessivo in merito a “The Insidious Star”. Diciamo che nel complesso, ripercorrere a menadito alcuni passaggi fondamentali per questo settore musicale, assicura agli Istapp la certezza di cadere in piedi e realizzare musica di inevitabile efficacia e qualità, ma senza garantire loro un carattere personale che permetta di paragonare davvero il livello di questo album ad uno “Storm Of The Light’s Bane” dei Dissection o un “Enter The Moonlight Gate” dei Lord Belial per esempio; ad ogni modo, vista la morigerata frequenza con cui assistiamo ad uscite di questo genere, possiamo ritenerci mediamente soddisfatti dall’operato degli Istapp, band poco innovativa ma conoscitrice esperta e rigorosa del nero metallo svedese degli anni ’90, caratteristica ad oggi associabile a poche (anzi pochissime!) realtà musicali che infestano il mercato discografico.
