7.5
- Band: ITERUM NATA
- Durata: 00:38:28
- Disponibile dal: 15/03/2024
- Etichetta:
- Nordvis Produktion
Jesse Heikkinen negli ultimi anni ci ha stupito per il suo istinto artistico così poliedrico e sfaccettato: abbiamo ascoltato l’avantgarde black metal degli Henget e, soprattutto, ci ha conquistato con il doom a tinte progressive dei The Abbey. Non ci restava che attendere questa sua terza incarnazione, chiamata Iterum Nata, che si addentra in territori più vicini al folk e alla musica sinfonica.
Il polistrumentista finlandese, però, non è un artista così semplice da inquadrare e il nuovo “From The Infinite Light” mostra al suo interno anime molto diverse: nato come progetto solitario, con Jesse a suonare ogni strumenti, la nuova versione degli Iterum Nata vede invece la presenza di una band completa, con fascinazioni che affondano nell’avantgarde black, si allargano all’elegante oscurità dei Dead Can Dance, per approdare al cantautorato maledetto a là Nick Cave.
Spesso basta citare due-tre canzoni a titolo esemplificativo per dare una panoramica sufficiente di un album, ma così non è per gli Iterum Nata, che attraversano un grande numero di stili in meno di quaranta minuti. “Overture Limitless Light” apre il disco con una pregevole sintesi di gran parte delle influenze della band: un brano quasi totalmente strumentale, guidato dalle trame di chitarra acustica e tastiere cristalline, su cui si poggia un sostrato metallico ed un afflato sinfonico che sembra riportarci a “The Court Of The Crimson King” del maestro Robert Fripp. “This Gleaming Eternity” si avvicina all’universo black metal, privandolo però dello screaming in favore delle veloci pulite, e lo stesso vale anche per “A Manifested Nightmare”, che strizza l’occhio al blackgaze, con quel suo incedere avvolgente e malinconico.
“Ambrosia” mette in risalto le tastiere, con un brano che sembra voler unire le atmosfere del dungeon synth agli archi della musica da camera, mentre si cambia ancora completamente con l’arrivo delle due successive composizioni: “The Drifter” è una strana ballad, una sorta di strano incontro tra Johnny Cash e i The Moody Blues di “Nights In White Satin”, mentre “A Darkness Within” omaggia in maniera più netta il Nick Cave delle “Murder Ballads”. Chiude il disco l’ottima “The Crown Of All”, composizione epica in cui tornano le atmosfere black metal, abbellite da fughe pianistiche che ci conducono ad un finale maestoso, con tanto di assolo di chitarra.
Come far convivere tutto questo? Questa è, in effetti, l’unica controindicazione che ci sentiamo di sottolineare e che potrebbe far storcere qualche naso.
“From The Infinite Light” non è un disco folk, non è un disco metal, non è un disco di musica sinfonica, né quello di un cantautore maledetto: ogni capitolo diventa un episodio a sé, lasciandoci la sensazione di avere a che fare con una raccolta di singole canzoni piuttosto che un album strutturato e coerente nella sua interezza.
Se però tutte le fascinazioni che abbiamo citato stuzzicano la vostra curiosità, allora senza dubbio anche questa nuova incarnazione dell’estro di Jesse Heikkinen risulta affascinante e stimolante, a maggior ragione se viene inserita e contestualizzata in un quadro più ampio, che comprende anche gli album di Henget e The Abbey, già recensiti su queste pagine. Un artista da seguire con attenzione e, soprattutto, senza alcun preconcetto.
