IVORY MOON – On The Edge Of Time

Pubblicato il 02/02/2005 da
voto
5.5
  • Band: IVORY MOON
  • Durata: 00:55:13
  • Disponibile dal: 02/02/2005
  • Etichetta:
  • Battle Hymns
  • Distributore: Self

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E anche gli italiani Ivory Moon hanno pubblicato il debut album. Quale miglior esempio per sottolineare il sovraffollamento di band nel panorama discografico? Ma partiamo dal principio. Gli Ivory Moon sono il classico gruppo symphonic power metal all’italiana, con melodie e ritmiche ben attente a non uscire dai cliché del caso. Il duo di cantanti (maschio e femmina “soprano”) cerca di dare quel tocco in più di originalità alla band e all’album, quell’ “On the edge of time” che tanto ci ha fatto faticare in fase di stesura di recensione. E’ infatti difficile recensire un album che parte più che bene con l’opener “Fading Away” (con delle parti di pianoforte da urlo), e che però già dalla seconda song ci fa capire, come se fosse premura della band stessa, che non è tutto oro quello che luccica. “Back to life” può giovare di bellissimi giri di pianoforte e di una buona performance dei chitarristi, ma lascia l’amaro in bocca a causa della sua scarsissima originalità. Arriviamo a “Lord Of Mountain”, valida cavalcata, resa insolita da un mood stile White Skull e dall’inserto delle vocals femminili, azzeccate in questo frangente ma ancora incerte nell’esecuzione in alcuni punti. La successiva è “Hell”, per chi scrive il pezzo migliore del lotto, con quel suo alternare parti pesanti a parti più teatrali, discretamente ben interpretate dal singer Gianluca. “White Wings” si fa notare per il bel solo di keyboard e niente più, e “Milites Templi” presenta parti vocali originali ma eseguite in modo approssimativo e poco preciso. “Raining Tears” inizia in modo canonico, col solito giro di piano, e sfocia in una ballad segnata purtroppo dall’inesperienza della band, che fatica a gestire le dinamiche della song in modo adeguato. Arriviamo a “Valhalla”, pezzo ovviamente epico, che richiama in modo eccessivo “Child in Time” dei Deep Purple nella parte iniziale, e la omonima “Valhalla” dei grandi Blind Guardian nel ritornello. Chiude l’album “Asteroid”, brano poco coinvolgente, reso sufficiente dal bel solo di synth ad opera del bravo Filippo Natoli e dal ritornello con parti femminili in stile Nightwish. Per concludere, non ci resta che consigliare il platter in questione ai tenaci amanti del power metal all’italiana, con tutte le limitazioni del caso: produzione carente, artwork quasi amatoriale, e song dalla longevità pari a quella di una farfalla.

TRACKLIST

  1. Fading Away
  2. Back To Life
  3. Lord Of Mountain
  4. Hell
  5. White Wings
  6. Milites Templi
  7. Raining Tears
  8. Valhalla
  9. Asteroid
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