7.0
- Band: JASTA
- Durata: 00:32:15
- Disponibile dal: 17/05/2024
- Etichetta:
- Perseverance Music Group
Per molti Jamey Jasta è ‘solo’ il cantante degli Hatebreed, un artista molto collegato con le scena metal ed hardcore con diversi progetti musicali, tra i quali spiccano i Kingdom Of Sorrow insieme a Kirk Windstein dei Crowbar.
Basta però un minimo di attenzione per scoprire un poliedrico entusiasta, nonché uno dei più grandi ambasciatori del metal dei giorni nostri: proprietario delle etichette discografiche Stillborn Records e Perseverance Music Group, del marchio di abbigliamento Hatewear e del negozio di merchandise Martyr Store, conduttore del mitico show di MTV Headbangers Ball dal 2003 al 2007, podcaster inesauribile con oltre 700 (!) puntate di The Jasta Show, organizzatore del Milwaukee Metal Fest e chi più ne ha più ne metta.
Dopo alcune avventure soliste, il buon Jamey negli ultimi anni ha messo insieme anche un team con il quale si è proposto come autore, scrivendo e producendo i dischi solisti di Dee Snider dei Twisted Sister (“For The Love Of Metal”, 2018 e “Leave A Scar”, 2021) e George ‘Corpsegrinder’ Fisher dei Cannibal Corpse (“Corpsegrinder”, 2022), fino ad arrivare all’ultima eruzione di slancio, sempre figlia dell’amore per la musica metal a trecentosessanta gradi: “…And Jasta For All” esce a nome Jasta ma è un disco esplicitamente dedicato al thrash metal, scritto da un fan del thrash metal e coadiuvato da grandissimi nomi che hanno scritto la storia del genere.
In sodalizio con i fidati fratelli Bellmore – Nick alla batteria e Charlie alla chitarra, che hanno suonato nei Toxic Holocaust e nei già citati Kingdom Of Sorrow – questa sorta di spin-off dedicato al thrash conferma non solo quanto siano estese le capacità di scrittura del ‘Jasta team’ ma anche come, essendo il genere più nelle corde dei compositori rispetto a metal classico e death metal, i risultati siano probabilmente i migliori mai raccolti.
Si parte fortissimo con “They See Us As Prey”, uno dei pezzi più strutturati e ben riusciti del disco, che come una macchina del tempo ci porta negli anni ’80 con velocità, cambi di tempo, un Jasta che sfodera una tonalità leggermente più grave del solito e regge in scioltezza sui melodici, oltre a riff ispirati ed assoli a profusione. Si noterà subito, inoltre, un bel basso in evidenza, di sicuro uno scherzo irriverente se riferito all’artwork e al titolo.
“Armor Your Mind” è di nuovo velocissima ed inframezzata da assoli, con il frontman che porta il brano in territorio crossover thrash con le voci hardcore ed un coro a dimensione live. Si arriva quindi al culmine del disco, con un poker di featuring da brivido: “Create The Now” rende facile il compito a Chuck Billy con una rifferia ed una sezione ritmica molto Testament, “R.M.P.C.” vede Scott ‘Not’ Ian degli Anthrax in un brano dai molteplici volti, “Suicidality” fa l’occhiolino al crossover dei Suicidal Tendencies ospitando un Phil Demmel sempre in forma ed infine “Assimilation Agenda” mette in fila un buon riff, un ritornello memorizzabile e un breakdown distruttivo sfruttando il contrasto tra la voce di Jasta e quella di Zetro degli Exodus, con tutta probabilità il pezzo più bello del disco.
La seconda parte del disco non presenta la stessa sfilata di ospiti ma è comunque ben fatta, con degli highlight notevoli come la scatenata “No Dream Is Free” o la conclusiva “The Phoenix Way”, in cui gli intrecci vocali ricordano sicuramente i Trivium.
Come avrete capito, siamo sicuramente di fronte ad un progetto nato per passione e divertimento, che non si fa problemi a far emergere e brillare le proprie fonti di ispirazione tirando spesso in mezzo direttamente i protagonisti.
A volte Jasta perde un po’ il focus e la parte hardcore/metalcore degli Hatebreed viene in superficie, facendo un po’ perdere quella sospensione dell’incredulità che ci fa rivivere l’epoca d’oro del thrash di questo tributo, ma sono comunque difetti minori di un disco solido e godibile, che in poco più di mezz’ora non può certo annoiare.
