JESS AND THE ANCIENT ONES – The Horse And Other Weird Tales

Pubblicato il 16/01/2018 da
voto
8.0
  • Band: JESS AND THE ANCIENT ONES
  • Durata: 00:34:31
  • Disponibile dal: 01/12/2017
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

Non contenti di aver circuito la NWOBHM in un abbraccio occult rock nell’omonimo primo album, di aver miscelato in un ricettario eccentrico prog, hard rock, psichedelia e jazz nel variopinto, scatenato, “Second Psychedelic Coming: The Aquarius Tapes”, ora i Jess And The Ancient Ones si riaffacciano sul mercato con l’opera più retrò fin qui pubblicata. È vintage, di moda, guardare agli anni ’70? E loro vanno più indietro, al rock acido del decennio precedente, sfoltiscono gli schemi più avventurosi e, mettendo l’organo e la straordinaria voce di Jess al centro delle operazioni, sfornano un album totalmente folle. Direttamente imparentato con il suo eccellente predecessore, “The Horse And Other Weird Tales” propone una tracklist pressoché perfetta, divisa fra canzoni scatenate, orecchiabili, stravaganti, e stralunati, calmi affogamenti in oniriche esperienze extracorporee. Un borbottio rubato a qualche vecchio film – accadrà anche in seguito di sentirne – introduce alla posseduta voce di Jess, che trasmigra dal dark a un folk rock blueseggiante e infervora la metrica con il passare del tempo, balzellando birichina oppure esplorando plumbee illusioni che si paventano dinnanzi a lei: solo tre minuti e mezzo per “Death Is The Doors” ed è già magia. Cori soul, già sentiti in apertura, doppiano le urla squillanti della cantante, piacevolmente fuori controllo e tremendamente espressiva nelle frenetiche battute di “Shining”, magistrale nell’intersecare giri d’organo di facile presa, drumming genialoide e strofe incalzanti. La bravura del gruppo la si nota da come dà un’impronta caratteristica a un brano in pochi istanti: il basso tutto storto in avvio di “Your Exploding Heads”, subito doppiato da un arpeggio e una voce misteriosa, non lo si scorda facilmente. Come non passa e se ne va il chorus sfrenatamente magniloquente di Jess. Dopo tanta energia, ecco le fusa elettriche di “You And Eyes”, abbandonata a un sornione tappeto d’organo picchiettato dal tamburello. Psichedelia che sa ammiccare, non solo far partire per viaggi sconfinati di cui è difficile capire il punto di arrivo. Anche se i riferimenti musicali sono arcaici, la forza dell’hard rock e una punta di metal nell’approccio non rendono Jess And The Ancient Ones una compagine per semplici nostalgici. Una patina di conturbante indolenza avvinghia pure “Radio Aquarius”, prima di un trittico delle meraviglie che può solo chiamare alla danza, alla pazzia, a liberarsi dalle costrizioni e divenire noi stessi un tutt’uno con la musica. “Return To Hallucinate” la possiamo intendere come manifesto programmatico della band: un organo cinematografico irradia luce variopinta e spinge a una marcetta sbarazzina che sale di tono fino al rimbombare potente del chorus, mediato fra voce principale e velata coralità di gospel. Brusche cesure, cambi di tempo funambolici e tastiere che sorprendono ad ogni nota scuotono le altrettanto ficcanti “(Here Comes) The Rainbow Mouth” e “Minotaure”, ottimi esempi di come si possano scrivere canzoni straboccanti di dettagli, pur restando su durate contenute. Scomodiamo volentieri i primi Rush per raccontarvi della narrativa quiete liquida di “Anyway The Minds Flow”: sembra di ascoltare le parti più bizzarre e indefinite di “Caress Of Steel”, intanto che da bolle di stramba tranquillità la canzone si indurisce fino a tramutarsi in un monumentale hard rock sinfonico. Una delle migliori rock band contemporanee, Jess And The Ancient Ones, non sappiamo se essere rassicurati o rammaricarci del fatto che restino un’entità prettamente underground: quel che non è in dubbio, è la loro classe cristallina.

TRACKLIST

  1. Death Is The Doors
  2. Shining
  3. Your Exploding Heads
  4. You And Eyes
  5. Radio Aquarius
  6. Return to Hallucinate
  7. (Here Comes) The Rainbow Mouth
  8. Minotaure
  9. Anyway The Minds Flow
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