JESU – Ascension

Pubblicato il 17/05/2011 da
voto
7.5
  • Band: JESU
  • Durata: 01:01:02
  • Disponibile dal: 10/05/2011
  • Etichetta: Caldo Verde
  • Distributore: Goodfellas

Il mondo di Justin Broadrick negli Jesu sembra quello di un bambino che gioca con i demoni. L’innocenza e la bellezza che si scontrano continuamente con una entità oscura e minacciosa. Nonostante questo ancora relativamente giovane progetto cominci ormai a vantare una discografia fitta, la qualità non scende mai e mostra una evoluzione in atto assolutamente avvincente ed interessante. Ed è così che il raggio d‘azione di Broadrick, compreso tra gli estremi della pesantezza asfissiante e delle melodie placide e sognanti, sembra essersi allargato ancora un volta, espandendo il regno di un musicista che appare sempre più complesso e inafferabile, ma sicuro di sè e realizzato allo stesso tempo. E questo avviene per un motivo molto semplice: la musica degli Jesu è tremendamente istintiva e spontanea, come se a un bambino venisse dato un foglio di carta e una scatola di pennarelli, e questo, in totale tranquillità, divagando senza accorgersene, si mettesse a disegnare mostri. I lavori più recenti di Broadrick a nome Jesu, soprattuto questo “Ascension”, mostrano una urgenza palpabile ed evidente come mai prima, e la lentezza soffocante che scandisce queste canzoni sembra essere quasi il frutto di una improvvisazione ragionata, messa su nastro nel momento stesso in cui le composizioni stesse hanno preso forma nella mente di Broadrick per la prima volta, e che poi sembra essersi preso tutto il tempo del mondo per svilupparle, dilatarle e giocarci liberamente. L’onestà debordante, la sincerità e la tranquillità con cui Broadrick sembra aver messo insieme queste canzoni sono allo stesso tempo disarmanti e toccanti. L’album si mette nel lettore e poi scorre via che è una meraviglia, senza pretese, senza restrizioni, senza confini. Si dispiega e si fluidifica sulle ali di strati sovrapposti di chitarroni ribassati e synth spaziali in un monolitico e placido flusso di shoegaze, synth-pop e doom metal, che si materializza con una calma e una pacatezza difficile da afferrare. Quasi a mano libera appunto. Paragonato ai lavori precedenti, “Ascension” mostra più diplomazia e calma, con Broadrick che si prende tutto il tempo che vuole, passando minuti interminabili piegato sugli stessi arpeggi scarni, multicromatici e angelici, sovrapponendoli e vaporizzandoli a piacimento, per poi sprigionare un tuonante e schiacciante muro di chitarre iper-stratificate senza alcun preavviso, così, senza criterio apparente, ma in totale e rilassata libertà. “Ascension” continua a mantenere alta la reputazione di un progetto che sembra non voler seguire alcuna regola e che stimola nell’ascoltatore la pulsazione irrefrenabile di capirne la volatile e riservata natura a tutti i costi. Il primo ascolto sopratutto è emozionante, e col passare dei minuti si rimane ipnotizzati e ansiosi di capire cosa Broadrick ci abbia riservato stavolta, ma tutto ciò che si evince è che ancora una volta si sta distruggento e sgretolando ancora di più ogni confine esistente nell’anima di quest’uomo, divisa tra la sua indole innocente e sognante e la sua propensione al riff devastante e a mood del tutto apocalittici. L’attesa e la curiosità così si alimentano nell’ascoltatore come fiamme al vento nella spasmodica attesa di vedere quale delle due prevalga. Variegata e sfuggente è anche la tipologia di queste canzoni prese singolarmente, con la opener “Fools” che ricorda i Jesu oppressivi e malinconici dell’EP “Silver”, la “punkeggiante” “Sedatives” che clamorosamente sguscia via melodica e sostenuta su delle ritmiche stranamente “veloci”, quasi punk rock appunto, e “Black Lies” che, con la voce quasi in falsetto e le chitarre acustiche incassettate in un sarcofago di feedback e synth, ricorda i God Machine di “Painless”. Tutto il resto è sparpagliato e amalgamato entro i tre punti di questo triangolo che costituisce la mappa di questo sfuggente e tremendamente sognante lavoro, con i cieli plumbei e minacciosi dell’omonimo “Jesu”, di “Heart Ache”, e, incredibilmente, anche del recentissimo e soffocante “Infinity” (per ribadire con un esempio concreto quanto imprevedibile possa essere una uscita degli Jesu), che sono ormai solo un lontano ricordo. Jesu ormai è un progetto che sembra non voler più di “emulare” i Godflesh e che non deve più riempire lo spazio lasciato vacante da quella band come accadeva per i primi lavori, riproponendo a tutti i costi growl tormentati e bordate sludge colossali, anche se ciò avvenne con risultati esaltanti. Broadrick ha ritrovato la sua valvola di sfogo distruttrice riesumando i Godflesh, ed è dunque praticamente scontato che Jesu non debba più farsi carico di quel lato maledetto della personalità di Broadrick e che sia ormai un progetto del tutto dedicato alla indole placida e introspettiva dell’ex-Napalm Death, e che quel flusso sonico ancora distruttore che caratterizzava le prime uscite a marchio Jesu, sia ormai scomparso da questo progetto e tornato di diritto tra le braccia dei Godflesh – forse. Pace fatta dunque per Broadrick, che dopo dieci anni sembra essersi placato e liberato dalla paura di dover sempre e comunque annichilire tutto con un muro di chitarre e con urla inferocite, tentando sempre di dar convivere entro il medesimo spazio due lati della sua personalià perennemente in guerra fra loro. Le voci pulite ormai sono lo standard negli Jesu e non sembrano più timorose, sepolte dal feedback e obbligate a trasformarsi in growls laceranti, ma, anzi, in “Ascension” sono più fiere e sicure, e volano alte senza più alcun motivo per nascondersi, disegnando melodie davvero ben assemblate, che ci mostrano, forse per la prima volta, un Broadrick cantante caparbio ed ispirato. Droni e riffoni sono sempre presenti, ma anche loro si sono dati una calmata, hanno ripreso a respirare, anzichè soffocare, e sembrano essersi messi al servizio di scopi differenti ormai, da quelli minacciosi che cercavano di raggiungere agli esordi. Il tutto sembra finalmente bilanciato, insomma: sereno, dannatamente coinvolgente e spontaneo. E spesso è la semplice onestà la chiave di un successo indiscutibile; e in “Ascension” ce n’è a non finire.

TRACKLIST

  1. Fools
  2. Birth Day
  3. Sedatives
  4. Broken Home
  5. Brave New World
  6. Black Lies
  7. Small Wonder
  8. December
  9. King Of Kings
  10. Ascension
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