JESU – Everyday I Get Closer to the Light From Which I Came

Pubblicato il 24/10/2013 da
voto
7.0
  • Band: JESU
  • Durata: 00:42:39
  • Disponibile dal: 24/09/2013
  • Etichetta: Avalanche Inc.
  • Distributore:

La cosa incredibile dei Jesu attuali è il modo in cui la band ora rifletta in maniera incredibile il ritorno dei Godflesh, e come il progetto si sia rivelato in ultima istanza come un enorme spasmo di nostalgia di Broadrick nei confronti di quell’immenso progetto, con il quale il Nostro ha tentato di raccogliere i cocci di una band e rimettere in moto una qualche collettività artistica per continuare a suonare e lavorare in quell’ottica e quell’estetica fatta di sludge-doom e industrial. Tornato il leggendario duo, invece, il progetto Jesu ha improvvisamente infatti cessato di essere – o dover essere – un contenitore per la rabbia del carismatico musicista inglese in primis, e un luogo rappresentante un setting da “band” per lo stesso in ultima istanza. Con il ritorno dei Godflesh Broadrick ha accontentato la sua voglia di lavorare con qualcun altro oltre se stesso, ha soddisfatto la sua sete di pesantezza e violenza, e si è conseguentemente rinchiuso ancora più in sé, lavorando in solitudine, rinunciando (o liberandosi, finalmente?) di batteristi, bassisti, etichette, produttori, eccetera, per dare libero sfogo alla sua indole sognante, melodica e minimalistica e fare tutto da solo senza considerare minimamente il mondo esterno. Non solo gli Jesu ormai non sono più neanche una band perché quel ruolo nella vita di Broadrick è tornato in mano ai Godflesh, ma non sono neanche un band visto che ormai hanno semplicemente le sembianze di puro ego. Sono un posto lontano e privato e completamente autosufficiente e sostenibile. Il progetto nasce e vive nello studio di Broadrick – che si trova nella sua casa, oltretutto, giusto per amplificare l’ermetismo che caratterizza il progetto – esce tramite la sua etichetta personale e non vede – a livello tecnico e compositivo – coinvolto nessun altro. Il progetto è ormai null’altro che un’estensione del suo cervello, della sua psiche e del suo subconscio che esula sempre di più dal formato band, o comunque del progetto espressivo, proiettato all’esterno e appare sempre più come un’entità introspettiva rivolta all’interno dell’artista per permettergli di esplorarsi. Inutile dire che il lavoro è ancor più melodico che in passato, ancor più rarefatto, ancor più astratto e ancor più volatile ed etereo di prima. Le chitarre sono molto più silenziose e molto meno opprimenti. Siamo lontani anni luce dal primo full-length omonimo o anche da lavori tutto sommato ancora molto doom e sludge come “Silver” e “Conqueror”. “Everyday I Get Closer to the Light From Which I Came” è al contrario un lavoro altamente radicato nello shoegaze, nel dream pop, nel synth pop, nel glitch e nell’ambient. Esplora la passione di Broadrick per gli Echo and the Bunnymen, per i Codeine, i Low e i My Bloody Valentine, come anche dei Sigur Ros, dei Jesus and Mary Chain e perfino per Bjork. Parliamo di canzoni candide e schive che scorrono via leggiadre su linee di synth prepotenti e pimpanti e su basi di drum machine scarne e molto sparse. Le voci di Broadrick ormai tentano un approccio melodico spudorato, tentando quasi di lambire lidi pop ed electro con effettistica incisiva e molto elaborata, soprattutto nel phasing e nei filtri, rigonfi di riverberi e delay. Le chitarre come detto creano una trama di feedback e arpeggi gonfia e magmatica atta a creare un tappeto di corposità e sostanza su cui poter poi stendere l’incessante pioggia di synth e voci angeliche e malinconiche che domina il lavoro. Ma non ci sono dei veri riff metal nel lavoro, e se ci sono sono accennati con estrema cautela e timidezza, come in “The Great Leveller”, unico capitolo ancorato ad un passato heavy grazie alle sparute bordate di chitarrone ribassatissime (ed ormai estremamente iconiche!) che lo costellano, ma anch’esso in procinto a salpare definitivamente per lidi pop e ambient. Il genio di JKB rifiorisce invariato anche in questo capitolo, ennesimo tassello esaltante di una carriera che ormai sta sublimando nell’indipendenza e nell’emancipazione artistica totale, e per ragioni ovvie e inevitabili, ma tentare di trovare, o anche esigere di trovare, del “metal” in questo progetto ormai diventa un’impresa impossibile e una pretesa troppo egoistica. Prendiamo atto che ormai ci sono nuovamente i Godflesh per quello, ma non possiamo negare che vorremo continuare a trovarlo anche qui.

TRACKLIST

  1. Homesick
  2. Comforter
  3. Everyday I Get Closer to the Light from Which I Came
  4. The Great Leveller
  5. Grey is the Colour
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