7.0
- Band: JESUS AIN'T IN POLAND
- Durata: 00:30:07
- Disponibile dal: 10/02/2012
- Etichetta:
- Grindpromotion
Secondo disco per questo quartetto emiliano, a qualche anno di distanza dal precedente “Holobscene”, autoprodotto nel 2008. Nati nel 2004, i Jesus Ain’t In Poland si sono dedicati fin dall’inizio a un sano e viscerale grindcore, ponendo i grandi classici del genere di fine anni ’80 e primi ’90 al centro del proprio immaginario e scegliendo, in particolare, Napalm Death e Brutal Truth come propri numi tutelari di una carriera che li ha già portati a suonare in buona parte d’Europa. Oggi, con questo “Freiheit Macht Frei”, i ragazzi segnano una nuova tappa di quel percorso, fedeli a una linea che certo non può essere portatrice di grandi innovazioni, ma che tuttavia denota grinta e attitudine da vendere. Ecco quindi che nei quindici brani del lavoro troviamo più o meno tutti i consueti elementi del genere, a cominciare da una vocalità smodata, che sa di violenza urbana in quantità. Il resto è affidato a una sezione ritmica quadrata e fragorosa e a chitarre debordanti, ottimamente prodotte nel sempre più affidabile Studio 73 di Riccardo Pasini (Ephel Duath, Gory Blister). Trenta minuti senza sosta, che scorrono via veloci e potenti, senza perdere tempo e puntando al sodo. Grind, death metal o semplicemente hardcore al calor bianco, più una punta di sludge/doom, per una miscela ricca di saliscendi ritmici che ricorda anche tutta l’ondata nordeuropea partita alla fine negli anni ’90, con i finlandesi Rotten Sound a manifestarsi come primissimo termine di paragone. Se avesse avuto un paio di perle del calibro di “My God Is My Will”, “Blessed Be” o “Degeneration Healers” in più, saremmo stati qui a parlare di “Freiheit Macht Frei” come di un piccolo capolavoro, tuttavia già così è un disco che chiunque abbia a cuore i recenti sviluppi della scena grind dovrebbe provare a far suo. I Jesus Ain’t In Poland sono una realtà ormai solida e dai meccanismi perfettamente oliati, alla quale manca proprio poco per compiere il salto di qualità definitivo.
