JOB FOR A COWBOY – Sun Eater

Pubblicato il 18/11/2014 da
voto
8.0
  • Band: JOB FOR A COWBOY
  • Durata: 00:46:41
  • Disponibile dal: 14/11/2014
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

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Che si sprechino parole per ricordare a tutti quanti nei dettagli la storia nemmeno così vecchia dei Job For A Cowboy è fin troppo inutile e banale. Archiviata ormai da tempo l’esplosione su MySpace di ormai un decennio fa, i dischi pubblicati da allora bastano e avanzano per chiarire un concetto: la band di Jonny Davy, che lo si voglia o no, rappresenta una delle realtà più mutevoli e progressive del death metal moderno. Partendo dal death-core di “Doom”, per passare alla grande svolta death metal di “Genesis” e soprattutto “Ruination”, andando a parare sulle strade più cupe e tortuose dell’ultimo “Demonocracy”, il quintetto statunitense col passare degli anni è diventato una band completamente diversa rispetto a quella che esordì ufficialmente nel 2005. Non è quindi qualcosa di inaspettato che il nuovo “Sun Eater” risulti addirittura l’album più intimo dei Job For A Cowboy: un disco che riesce a raggiungere una leggerezza ed una eleganza che anche solo due o tre anni fa sembravano completamente estranee all’indole della formazione. Parliamoci chiaro, i Nostri sono ancora il gruppo che ha inciso “Demonocracy”, ma la nuova opera si rivela un manifesto rifiuto della pomposa frenesia e dell’epicità barocca di taluni episodi passati. Che i Job For A Cowboy avessero nelle proprie corde spiccate velleità techno-death era cosa ormai nota, ma queste a volte davano mostra di sè in brani rapidi e contorti, a tratti difficili da memorizzare. “Sun Eater”, invece, incanala questo approccio tecnico in composizioni più lente e diluite, costruite su riff un po’ più lunghi, un grandissimo lavoro di basso (posto giustamente sempre in evidenza) e una vena melodica che evoca paesaggi fantasmagorici. L’innovazione è appunto sempre stato l’obiettivo primario del gruppo americano, che ha sovente preferito rimescolare le carte in gioco, miscelare il tutto al meglio e servire sul piatto musica curata e diversa da quanto fatto in precedenza e il nuovo materiale nè è definitiva conferma. L’album sposa il sound degli ultimi lavori – in particolare quello di un pezzo come “Tarnished Gluttony” – con una forte influenza di realtà come Cynic, Obscura e tutto quello che potreste associare a questi nomi. La doppietta iniziale composta da “Eating The Visions Of God” e “Sun of Nihility” mette subito in chiaro le cose: questo è forse il punto più alto, in termini di raffinatezza, raggiunto sinora dal quintetto, ma è l’intera tracklist a dimostrarsi articolata eppure stabile, pensata dall’inizio alla fine con coerenza artistica e compositiva. Avere un talento come Nick Schendzielos (Cephalic Carnage) al basso ha certamente messo il gruppo nelle condizioni di osare ciò che sino a qualche tempo fa era quasi impensabile, ma bisogna riconoscere che anche i chitarristi Tony Sannicandro e Al Glassman hanno fatto passi da gigante per mettersi in pari: le canzoni dei Nostri di rado in passato erano apparse così fluide e al contempo ricche di elementi. Ne è insomma uscito un album con un numero limitato di pezzi ma limato con intelligenza: no filler, no autocitazioni, no pseudo-esperimenti fuori dal coro. A “Sun Eater” tutto sommato non manca niente: è un disco conciso e concreto, godibile dall’inizio alla fine; l’ennesima bella risposta a chi da sempre vede questi ragazzi come un vuoto fenomeno passeggero.

TRACKLIST

  1. Eating The Visions Of God
  2. Sun Of Nihility
  3. The Stone Cross
  4. The Synthetic Sea
  5. A Global Shift
  6. The Celestial Antidote
  7. Encircled By Mirrors
  8. Buried Monuments
  9. Worming Nightfall
7 commenti
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