7.0
- Band: JOURNEY
- Durata: 01:13:04
- Disponibile dal: 08/07/2022
- Etichetta:
- Frontiers
Spotify:
Apple Music:
Il solo sentir nominare il nome Journey è abbastanza per far brillare gli occhi ad ogni amante ed appassionato del rock più melodico. Per la band probabilmente più rappresentativa, quando si parla della scena AOR, il desiderio di continuare a scrivere musica di qualità non si è mai dissolto ed oggi, dopo ben undici anni di distanza dal quel buon lavoro che fù “Eclipse” del 2011, il gruppo originario di San Francisco torna con un nuovo ed altamente atteso full-length. Partiamo subito dal fatto che “Freedom” è un lavoro che si sviluppa attraverso quindici brani, per quasi settantacinque minuti di durata. Molti, se consideriamo le abitudini della band, forse eccessivi se pensiamo alla fruibilità dell’ascolto. Eppure tutta questa quantità di nuova musica ha permesso al quintetto californiano di esplorare varie sfaccettature del proprio sound senza fermarsi esclusivamente alle sonorità che hanno reso celebri capolavori del passato come “Frontiers” ed “Escape” ma aprendo la propria vena compositiva e lasciandosi così trasportare da molteplici influenze. Insomma, all’interno di “Freedom” il rock melodico più classico si riconosce solamente in qualche passaggio, mentre in generale a farla da padrone è un rock elegante e di matrice americana.
E così si parte, con le note sofisticate dell’opener “Together We Run”, certamente non la migliore partenza di sempre per un album firmato Journey, ma un pezzo che cresce con l’andare degli ascolti, prima di incontrare il tocco più settantiano con il primo singolo presentato ai fan, ovvero “You Got The Best Of Me”, brano che scorre attraverso dinamici riff di chitarra prima di un refrain semplice ma affidabile. Le sognanti ballate “Still Believe In Love” e “Live To Love Again” mettono in mostra tutta la classe di Neal Schon e company, con la voce cristallina di Arnel Pineda che risplende di luce propria, spinta da atmosfere malinconiche e romantiche.
La più classica “Don’t Give Up On Us” ci riporta alla mente l’immortale hit “Separate Ways (Worlds Apart)” con un incedere di tastiere che riprende al meglio le sonorità più classiche dell’AOR ottantiano. Un passo ancora più in profondità nel passato della band arriva con “The Way We Used To Be”, che ci accompagna fino agli esordi di Schon e soci e a dischi più classici e maggiormente guitar-oriented come “Infinity”. E’ possibile ascoltare i Journey in versione rock-blues sulle note profonde di “Let It Rain”, mentre un tocco maggiormente prog si propaga a suon di colpi di basso – suonato da Randy Jackson, tornato in formazione dopo aver suonato nello storico “Raised on Radio” del 1986 – sulle note di “All Day And All Night”. La frizzante e melodica “Don’t Go” ci riporta su orizzonti più orecchiabili e canticchiabili, mentre con “United We Stand” troviamo quella che per certi versi potrebbe essere la migliore canzone del disco, grazie ad arrangiamenti raffinati delle tastiere di Jonathan Cain che accompagnano le trame chitarristiche di Neal Schon, dalle quali si erge poi la superlativa estensione vocale del talentuoso cantante di origini filippine.
Qualche traccia di troppo, è vero, ma anche il coraggio di non ripetersi all’infinito per una band leggendaria che ancora oggi, dopo essere stata introdotta nella Rock And Roll Hall Of Fame, aver venduto più di ottanta milioni di dischi in carriera e a ridosso del suo cinquantesimo anniversario, riesce ancora a produrre dischi di qualità come questo “Freedom”.
