7.0
- Band: JOURS PALES
- Durata: 00:57:54
- Disponibile dal: 05/12/2025
- Etichetta:
- Les Acteurs De L'Ombre Productions
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Quarto album in cinque anni di vita per la creatura di Spellbound (An Norvys, Aorlhac, ex Asphodèle, ex Hellböözer, ex Towersound), al quale va sicuramente ascritto il merito di aver creato un suono riconoscibile pur partendo da ingredienti ormai consolidati.
Fin dal principio, la proposta di Jours Pâles è legata ad un black metal atmosferico le cui asperità sono mitigate da un cantato in francese che incrementa la malinconia, generata da sonorità fredde e tenebrose quanto gli argomenti trattati.
Se nei primi tre dischi si analizzava il percorso dell’animo umano dalla sua nascita alla dissoluzione, queste nuove tracce esplorano i temi della perdita e della disperazione, focalizzandosi sul rapporto con la propria figlia Aldérica: una tematica delicata, che però non ammorbidisce affatto i toni della musica dell’artista transalpino.
I brani di “Résonances”, infatti, non rinunciano al consueto tasso melodico ma sono mediamente più aggressivi rispetto al passato, costruiti su chitarre che imbastiscono riff ed assoli (il ruolo di solista è affidato ancora una volta a S.D. Ramirez dei georgiani Psychonaut 4) vicini al metal classico, poste in primo piano da una produzione piuttosto densa e diretta, con Florian (vero nome di Spellbound) che si dimostra un cantante in grado di esprimersi su diversi registri, risultando sempre efficace sia con la voce pulita sia con il growl.
In un album piuttosto omogeneo in quanto ad umore, è negli undici minuti di “Une Splendeur Devenue Terne” che tutti questi elementi raggiungono un equilibrio ottimale, tanto da risultare una sorta di compendio dei momenti più riusciti dei tre dischi precedenti, ma a risaltare sono anche “L’Essentialité Du Frisson”, nella quale la fisarmonica di Pereg Ar Bagol dei Boisson Divine conferisce un tocco folk, elemento decisamente nuovo per i transalpini, e le atmosfere introspettive di “La Plus Belles Des Saisons”.
Non convince appieno la scelta di proporre ben tre brani strumentali, tra i quali “Incommensurable (Chanson Pour Aldérica II)” spicca per le malinconiche linee di chitarra, mentre le derive prog di “La Frontière Entre Nous Et Le Néant” appaiono fuori contesto.
Con “Résonances” Spellbound si conferma un musicista in grado di scrivere musica profonda e personale, sempre in bilico tra disperazione e speranza, come pochi in ambito black metal sanno fare: probabilmente una durata più ridotta avrebbe permesso di condensare le idee migliori accantonando qualche episodio meno a fuoco, ma in generale l’ispirazione che ha portato alla nascita di questo progetto non sembra ancora essersi esaurita.
