JUDAS PRIEST – Angel Of Retribution

Pubblicato il 22/02/2005 da
voto
6.5
  • Band: JUDAS PRIEST
  • Durata: 00:51:47
  • Disponibile dal: 01/03/2005
  • Etichetta: Sony
  • Distributore: Epic

Era il 1990 quando i Judas Priest smossero il mondo heavy metal con “Painkiller”, una album che da molti venne descritto come pietra miliare mai uguagliata da nessun altra band, un’opera perfetta per descrivere in musica il concetto di metallo pesante. Come la storia è proseguita tutti lo sanno, il cantante Rob Halford lasciò la band in un momento di grande successo per poter sperimentare nuove sonorità (ai tempi proibite nei Priest) rappresentate dai progetti Fight e Two, mentre Glenn Tipton e compagni si sono addormentati per otto lunghi anni fino a quando, grazie al reclutamento del giovane Tim “Ripper” Owens, sono stati registrati i fiaschi commerciali che rispondono al nome di “Jugulator” e “Demolition”. Per entrambe le parti, dopo mesi di mezze voci trapelate su internet, è arrivato il momento della reunion, Tipton, Downing e Rob Halford (reduce da un discreto successo in veste solista) hanno riunito le proprie forze per dare alle stampe “Angel Of Retribution”. Da mesi l’attesa nei fans è spasmodica, c’è chi invoca a pieni polmoni un “Painkiller” parte seconda e chi sostiene che la band debba mantenere lo spirito moderno delle ultime release per poter mantenere la corona di Dei del metallo anche nel nuovo millennio. La risposta, tanto per cambiare, sta nel mezzo! “Angel Of Retribution” riprende il percorso intrapreso su “Jugulator” e “Demolition” per quanto riguarda il sound ed i tempi prevalentemente medi, mentre sul versante delle linee vocali e delle melodie soliste viene mantenuta una tradizione lunga un trentennio! “Judas Is Rising” apre le danze, siamo di fronte ad una song che calzerebbe a pennello sul favoloso “Painkiller”: l’acuto iniziale di Rob Halford introduce un mid tempo infernale e potentissimo, Tipton e Downing macinano riffs/cavalcate per un brano che riporta i Priest ai fasti del passato. L’ascolto prosegue con “Deal With The Devil”, probabilmente il pezzo più classicamente ottantiano dell’intero album: la band preme l’acceleratore, le linee vocali alternano parti taglienti, momenti più aggressivi ed un intermezzo maestoso in cui il Metal God sfodera i suoi proverbiali acuti. Un altro acuto invece ci presenta “Revolution”, per il sottoscritto la canzone più debole in assoluto, la voce è effettata, le chitarre ricordano le ultime produzioni della band, ma purtroppo questo brano non riesce a fare presa. Come forse avrete capito, la performance di Rob Halford rappresenta uno dei punti cardine di questo “Angel Of Retribution”, benché i suoi proverbiali acuti siano nettamente ridotti (l’età avanza anche per lui…), il suo modo di interpretare ogni singola nota è semplicemente sublime e sintomo di quanto carisma riesca trasmettere anche solo da disco, senza essere sotto i riflettori di un palco. Grossa perplessità desta invece l’operato di Scott Travis, impeccabile quando c’è da spingere “di doppia”, ma spesso e volentieri ridotto a “sparare” dei miseri quattro quarti privi di qualsiasi fantasia. “Angel Of Retribution” continua a proporci episodi veloci e devastanti come “Demonizer” e “Hellrider” contrapposti a influenze più old school come la settantina “Worth Fighting For” o “Euology”, un brano atmosferico e drammatico magistralmente interpretato da un Halford più in forma che mai. C’è anche posto per “Angel” una ballata dalle tinte tristi e “Lochness”, la vera canzone/sorpresa in cui i Judas Priest si divertono a fare i Black Sabbath. I tempi lenti, i riffs sulfurei e malati rendono “Lochness” un perfetto esempio di doom old school. Perché allora, per chi ha già sbirciato il voto, non è arrivata la consacrazione? “Angel Of Retribution” è indubbiamente un buon disco, ben prodotto e ben rappresenta la reunion di una delle band più amate nella storia. Il problema, così come avvenne per gli Iron Maiden quando ripresero Bruce Dickinson, si concretizza nella mancanza di vere hits purosangue! “Judas Is Rising” è sicuramente un brano di gran classe, molto superiore alla media, ma affiancato ad una “Screaming For Vengeance”, ad una “The Sentinel” o ad un altro classico perde il confronto. Ciò che veramente manca ad “Angel Of Retribution” sono quei “giri” molto semplici, immediati da memorizzare, ma altrettanto epici e taglienti. Non c’è un singolo ritornello dalle melodie letteralmente sopraffine che il solo cantarlo faccia venire la pelle d’oca al fan di turno. Sono il primo a convenire sulla stupidità dei soliti discorsi da nostalgici che vorrebbero un disco uguale a “British Steel”, ma il dover fare i conti con un’eredità pesante come quella dei Priest è un atto quantomeno dovuto. Va bene evolvere, va bene stare al passo con i tempi, ma un po’ più di considerazione verso uno stile certamente nato trent’anni fa, ma utilizzabile anche al giorno d’oggi con gli opportuni accorgimenti, avrebbe dato la scintilla magica a questo “Angel Of Retribution”. Detto questo, non ci rimane che dare il ben tornato ai vecchi Priest, ce ne fossero al giorno d’oggi dei dischi così!

TRACKLIST

  1. Judas Rising
  2. Deal With The Devil
  3. Revolution
  4. Worth Fighting For
  5. Demonizer
  6. Wheels Of Fire
  7. Angel
  8. Hellrider
  9. Eulogy
  10. Loch Ness
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