JUNON – The Golden Citadel Of The Astral Sphere

Pubblicato il 12/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: JUNON
  • Durata: 00:42:29
  • Disponibile dal: 15/05/2026
  • Etichetta:
  • I Voidhanger Records

Hidden In The Fog, Imha Tarikat, Temple Koludra, ecco alcuni dei gruppi di provenienza di questi Junon, tutti tedeschi e tutti specializzati da diverso tempo nel black metal; altro in merito ai componenti di questo nuovo gruppo non è dato a sapersi: evidentemente si vuole mantenere il mistero, che in determinati contesti aiuta a creare la giusta atmosfera.
“The Golden Citadel of the Astral Sphere” è il loro album di debutto, che segue l’apprezzato “Promo MMXXV” dell’anno scorso e ne differisce solamente in parte: manca infatti l’ultimo brano dei tre che costituiscono tale lavoro, nient’altro che un breve pezzo di dark ambient siderale, ma ne contiene altri due, di cui uno, l’ultimo – lunghissimo, ben venti minuti e rotti di black atmosferico e psichedelico – che va a caratterizzare fortemente l’opera e inquadra alla perfezione quanto si propongono di fare i Junon.

Ma andiamo con ordine: la prima cosa che sicuramente balza all’orecchio e risulta da subito intrigante e originale è la voce femminile che domina il disco, cruda e selvaggia negli scream, virtuosa e avanguardistica nelle parti pulite; un ottimo biglietto da visita che i teutonici riescono a sfruttare come meglio non si potrebbe.
Nelle parti più propriamente black metal il cantato rimanda ai classici della seconda ondata di primi anni Novanta – da cui del resto vengono ripresi anche tremolo picking e blast-beat, capisaldi del genere; nei frangenti in cui viene utilizzata la voce pulita, invece, si possono citare come possibili influenze Farida Lemouchi degli occult rocker olandesi The Devil’s Blood, la leggendaria ricercatrice vocale Diamanda Galás, e, soprattutto, Synne Diana Larsen degli In The Woods, e in particolar modo la sua prestazione sullo sperimentale “Strange In Stereo” del 1999; ma la misteriosa cantante dei Junon si muove comunque con personalità e sicurezza, ammaliando e incuriosendo l’ascoltatore con gorgheggi, recitati, strilli e cantilene.

Il black metal più grezzo viene quindi infammezzato da passaggi ambient e ibridato con il rock psichedelico, in un contesto compositivo che strizza l’occhio all’avanguardia: il risultato è un’ambientazione singolare e occulta a metà strada tra la possessione demoniaca e lo stato mentale provocato dall’uso di sostanze psicoattive.
Bella in maniera non convenzionale e perfettamente calzante con l’atmosfera cupa e indecifrabile creata dalla musica è la copertina di Sindre Foss Skancke: veramente sinistra e inconsueta, è il perfetto supporto allo scenario sonoro creato dal gruppo teutonico.
Come anticipato, il disco culmina nell’estesa traccia finale, intitolata “Dolorosa”, la quale racchiude tutto l’armamentario musicale dei Junon, che scompongono e destrutturano le forme classiche consolidate, smontano e riassemblano gli stilemi tipici del genere, sublimando il tutto in una esperienza uditiva folle e seducente. Un lungo viaggio che necessita pazienza e totale concentrazione per essere goduto appieno; un ascolto quindi non facile e non adatto a tutti i padiglioni auricolari.

Senz’altro più accessibile la prima traccia “Propheten der blauen Flamme”, molto simile nel suono e nell’attacco a “Nattestid Ser Porten Vid”, primo album dei Taake, ma con delle interessanti incursioni nella microtonalità, recentemente riportata alla ribalta dal duo canadese degli Angine De Poitrine.
Un pezzo di durata contenuta che riesce miracolosamente a tenere insieme black norvegese e avanguardia, come anche la successiva “Unterm Glutmond”, capace di rimandare anche al black crudo ma raffinato dei primi Emperor o Ulver ed è impreziosita da un riuscitissimo coro ipnotico nella parte centrale che ricorda qualcosa dell’ultimo disco degli sperimentatori finno-svizzeri Sum Of R uscito l’anno scorso.
C’è anche spazio per una voce maschile su “Inanitas Cedit Profundo (Die Leere weicht der Tiefe)”, dall’incedere lento e quasi rituale; ottima anche l’idea di esprimersi nella lingua madre, ma con qualche incursione nel latino che dona un surplus di solennità al lavoro.
La registrazione è assolutamente all’altezza, le spigolosità sono senz’altro volute, ma non compromettono la fruibilità della musica, perlomeno a chi è già abituato al black metal o alla musica sperimentale; gli strumenti si sentono tutti perfettamente, basso compreso, che talvolta risulta un po’ sacrificato in questo genere di proposte.

Una marcia in più è data anche dalla cura per i piccoli particolari, che si svelano a mano a mano lungo gli ascolti; a volte la musica dei Junon ricorda le pennellate convulse di un pittore astratto, un po’ come quella degli olandesi Grey Aura, altri innovatori contemporanei della nera fiamma.
La cifra stilistica dei Junon è già sufficientemente affinata e personale, l’equilibrio dei vari elementi è gestito con esperienza ed autorevolezza, ciò che ancora manca è una maggior incisività nel songwriting, già buono, ma non sempre capace di mantenere alta l’attenzione e di rendere le canzoni veramente memorabili; tuttavia questi debuttanti di lusso vanno senz’altro tenuti d’occhio, perché detentori di un bagaglio artistico di prim’ordine.

TRACKLIST

  1. Propheten der blauen Flamme
  2. Unterm Glutmond
  3. Inanitas Cedit Profundo (Die Leere weicht der Tiefe)
  4. Dolorosa
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