7.5
- Band: JUSTICE FOR THE DAMNED
- Durata: 00:30:07
- Disponibile dal: 15/08/2025
- Etichetta:
- Greyscale Records
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Cinque anni dopo l’uscita del fortunato “Pain Is Power”, album che aveva consolidato la loro reputazione nella scena metalcore e deathcore internazionale, i Justice For The Damned tornano con “Stay Relentless”. Il titolo suona come una dichiarazione d’intenti: resistere, continuare a colpire duro, senza cercare troppi compromessi.
La band australiana sceglie questa volta di semplificare il proprio linguaggio, alleggerendo la complessità strutturale a favore di un impatto più immediato e di brani calibrati per la resa dal vivo.
Se il predecessore si distingueva spesso per densità e stratificazione, qui l’approccio è decisamente più diretto: le canzoni si attestano quasi sempre sotto i tre minuti, con un numero inferiore di riff e cambi interni, ma con una tensione costante che attraversa l’intero disco.
È una scrittura meno elaborata, certo, ma a suo modo focalizzata: i Justice For The Damned puntano all’essenziale, riducendo i fronzoli e scegliendo di mantenere l’ascoltatore sotto pressione dall’inizio alla fine. Si tratta di una decisione maturata proprio grazie all’esperienza live: la band, dopo anni di tour intensi, ha evidentemente compreso meglio quali soluzioni funzionano sul palco e ha cercato di trasferirle in studio.
Il risultato è un album che, pur perdendo parte della profondità di “Pain Is Power”, cerca di fare un passo avanti a livello di fruibilità. Del resto, i brani dimostrano presto di avere una struttura solida, fondata su riff massicci e breakdown abbondanti, senza però scadere nella ripetitività più pigra.
La forza degli australiani resta infatti la capacità di costruire attorno alle chitarre muri sonori che mantengono freschezza anche quando la formula appare semplice. In tal senso, la band ha ancora ben presente il debito con certo death-thrash, soprattutto in materia di certi riff portanti, ma in “Stay Relentless”, nel complesso, le coordinate si spostano con più decisione verso un più compatto metalcore, con linee che richiamano sovente gli Unearth più pesanti e, in alcuni passaggi, persino gli Emmure più vivaci.
La produzione gioca un ruolo decisivo: il suono è possente, diretto, calibrato per esaltare la fisicità delle canzoni, quasi a suggerire che ogni traccia sia già pensata come un momento del setlist. Non ci sono velleità di sperimentazione, né voglia di sorprendere con svolte improvvise: l’obiettivo è colpire forte e subito, e da questo punto di vista l’opera riesce nell’intento. La varietà non è il punto di forza, ma l’energia resta costante e l’equilibrio tra aggressività e immediatezza è gestito con mestiere.
Probabilmente i fan che hanno amato i dettagli del lavoro precedente sentiranno la mancanza di un respiro più ampio e di quella tensione dinamica che faceva emergere sfumature inattese. “Stay Relentless” non è un disco che punta alla longevità né alla complessità, ma alla resa istantanea. E in questo, bisogna riconoscerlo, è efficace: le canzoni per lo più funzionano, hanno la giusta dose di ignoranza senza cadere nella più esplicita monotonia, e mantengono un senso di urgenza che rende l’album godibile anche fuori dal contesto live.
In definitiva, giunti al traguardo del terzo full-length, i Justice For The Damned hanno scelto una via più lineare e pragmaticamente orientata alla dimensione del concerto. “Stay Relentless” si rivela di conseguenza un disco divertente, che colpisce duro senza prendersi troppe pause, pur rinunciando a quella complessità che aveva dato al predecessore un pizzico di spessore in più. Un lavoro che probabilmente rivelerà il suo vero valore soprattutto sul palco, dove ogni parte mosh e ogni riff troveranno il terreno ideale per esprimersi e creare il vuoto nel pit.
