6.5
- Band: K-AGAIN
- Durata: 00:25:03
- Disponibile dal: //2004
- Etichetta:
- 2KK Records
I milanesi K-Again, nati nell’ormai lontano 1998, sono probabilmente fra le primissime band italiane ad essersi messe in mostra in campo nu-metal e affini: il loro EP d’esordio, “Fake Friends”, infatti, ebbe un buonissimo riscontro a livello nazionale, non bissato altrettanto bene, però, dai successivi “Goodbye” (full-length album la cui pubblicazione è stata a dir poco complicata) e “Ultraviolence” (secondo EP). Il terzetto lombardo, bisogna ammetterlo, è stato finora poco fortunato nella propria carriera, in quanto innumerevoli cambi di line-up ne hanno minato la stabilità compositiva e messo in pericolo la sopravvivenza; comunque, grazie all’ostinazione, al coraggio e alla determinazione del vocalist Pigo e del chitarrista Stef (in precedenza conosciuto con il nick Gentleman), i K-Again non hanno mai perso speranze e fiducia, arrivando addirittura a trasferire la propria base strategica in America, in quel di Los Angeles. Forte di un degno live-appeal e di una considerazione molto più elevata all’estero rispetto a quella concessale in Italia, la band ha registrato questo nuovo EP, “Memories Of An Evolution”, in California, assieme all’ex Machine Head e Soulfly Logan Mader, anche ospite alla chitarra nel brano “Father”. La resa sonora del dischetto, quindi, non fa una piega e, se non si conoscesse la verità, si penserebbe di trovarsi ad ascoltare una formazione americana, considerata anche l’ottima pronuncia inglese di Pigo. Fin qui tutto bene, ma la musica, vi chiederete, com’è? Come detto prima, il combo vanta già una certa esperienza, per cui non è proprio l’ultimo arrivato in zona nu-metal-core…certo è, però, che la sua proposta presenta pochi spunti originali, chiusa com’è da coordinate musicali parecchio rigide, le quali vanno dai Korn dei primordi ai Machine Head del periodo con Ahrue Luster, dagli Hatebreed agli emiliani Browbeat, dei quali i K-Again potrebbero essere i “gemelli sonori”. I sei brani presentati sono tutti decenti, con l’unica eccezione del penultimo “Another Day Inside”, un po’ troppo melodico e stucchevole: buone le parti più groovy e rallentate e soprattutto brani quali “Go Straight”, “Wash The Pain” e “Isolated”, i quali dal vivo dovrebbero avere un impatto urticante a dovere. Un buon mini, dunque, per una band che non ha ancora trovato la via del pieno successo a cui ambirebbe…l’immagine, il look firmato e l’attitudine per sfondare ci sono tutte. Speriamo che il futuro riservi loro meno asperità da affrontare di quanto ha riservato il passato. Detto questo, un briciolo d’originalità e creatività in più non guasterebbe affatto…
