KADAVAR – Kadavar

Pubblicato il 18/12/2012 da
voto
7.0
  • Band: KADAVAR (Ger)
  • Durata: 00:40:58
  • Disponibile dal: 10/07/2012
  • Etichetta: Tee Pee
  • Distributore:

Stiamo assistendo ad una seconda ondata di revival rock fatto di band che vanno a riscoprire (con risultati alterni) il rock dei tardi Sessanta e dei primi anni Settanta. La prima ondata di questo genere si ebbe ad inizio anni Novanta, guidata da un lato dai Kula Shaker e dall’altro dai Kyuss; se lo stoner è arrivato fino ai giorni nostri relativamente in salute, quello che è invece il classic rock vero e proprio ha da poco ricominciato a riaffiorare tra le nuove leve, guidate da gente del calibro di Witchcraft, Rival Sons, Graveyard, Gentlemans Pistols e Wolfmother. A questa schiera di adepti del vintage sound si aggiungono i tedeschi Kadavar, qui all’esordio per la sempre attenta Tee Pee Records. Stupisce che nella postmoderna Berlino vi siano tre figuri che paiono usciti dalle foto in bianco e nero degli Allman Brothers, eppure la loro proposta convince e colpisce positivamente, sebbene non si situi ai vertici della scena. Numi tutelari dei Nostri sono innanzitutto i Black Sabbath di “Volume IV” e gli Hawkwind dei mid seventies, ai quali si aggiungono imprescindibili echi di Led Zeppelin e Mountain di “Avalanche”. Il tutto è suonato con il piglio deciso e diretto della NWOBHM, dalla quale i Nostri mutuano una certa potenza ritmica, ben espressa dal basso tonante di Mammut. L’album consta di sette brani, alcuni brevi e ficcanti, altri lunghi e forse troppo elaborati. Vi sono inevitabili momenti vicini allo stoner, come ad esempio “Forgotten Past”, che alterna momenti sabbathiani e stonati ad altri più vicini ai primissimi Whitesnake. A differenza di Rival Sons e Graveyard (le migliori realtà sulla piazza in questo momento), i Kadavar hanno un sound più massiccio e circolare, meno personale e meno incline al blues ed al soul. Si può anzi dire che i Nostri rimangano stoicamente ancorati all’hard rock settantiano, con magari qualche piccola fuga verso lo psych rock. “Goddess Of Dawn” è una “Symptom Of The Universe” ingentilita da chitarre rock, mentre “Creature Of The Demon” pare una versione più fuzz e acida di “Paranoid”. Molto più interessante a questo punto “Purple Sage”, brano dilatato da effetti space rock e che al proprio interno ha dei soli chitarristici di grandissimo pregio, opera di Wolf Lindemann. Nella conclusiva “Living In Your Head” il sound diventa più acido, citando a ripetizione anche i Pentagram, grazie anche alla prestazione aliena dello stesso Lindemann dietro al microfono. Niente male come esordio. quindi: molto derivativo senza dubbio, ma in grado anche di mettere in mostra un talento ed un gusto che la band sicuramente ha nel proprio DNA. Se son rose fioriranno.

TRACKLIST

  1. All Our Thoughts
  2. Black Sun
  3. Forgotten Past
  4. Goddess Of Dawn
  5. Creature Of The Demon
  6. Purple Sage
  7. Living In Your Head
1 commento
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.