KADAVAR – Rough Times

Pubblicato il 26/09/2017 da
voto
8.0
  • Band: KADAVAR (Ger)
  • Durata: 00:44:56
  • Disponibile dal: 29/09/2017
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Prosegue senza freno alcuno la straordinaria ascesa del power trio tedesco, capace di centrare il quarto bersaglio consecutivo mediante un’opera meritevole di sviluppare con cognizione di causa un linguaggio musicale mai così sfaccettato e ricco di particolari. Durante i numerosi ascolti concessi a “Rough Times” veniamo inevitabilmente risucchiati in un caleidoscopico universo musicale, nel quale il tradizionale e tenebroso doom metal danza all’unisono con l’elegante classic rock d’annata, sigillati (loro malgrado) in un vorticoso ed incessante amplesso psichedelico. Una larga fetta dell’austero stile mitteleuropeo udito in “Berlin” lascia ampio spazio ad un allucinato e ribollente magma sonoro, levigato con perizia certosina da una squadra sempre più coesa ed affiatata. Tra i densi solchi del long playing emerge un gradito velo di sarcasmo all’altezza della contundente “Die Baby Die”, decantata con beffarda ostilità dal frontman Christoph Lindemann. L’asfissiante incedere di “Into The Wormhole” intorpidisce i nostri sensi attraverso un orizzonte lugubre, letteralmente sbriciolato da uno spiccato senso della melodia ‘beatlesiana’ a ridosso dell’arioso ritornello. La concisa e scattante “Words Of Evil” si presenta ai nostri timpani come una versione aggiornata, e ben riuscita, della leggendaria “Paranoid”; il nero verbo dei primordiali Black Sabbath viene autorevolmente propagato all’altezza della perfida “Skeleton Blues”, altresì ingigantito attraverso l’irruenta ossessività musicata da “Tribulation Nation”. L’ondivaga “Vampires” assume la forma di un mutevole pastiche psichedelico, che rievoca con garbo le allucinazioni vissute dai Baronetti di Liverpool nell’avanguardistico “Magical Mystery Tour”. Le bizzarre policromie appena qui sopra descritte vengono improvvisamente inghiottite da un magistrale ‘coup de théâtre’ nero come la pece. La malevola “The Lost Child” ha l’aria di una jam session tra i Jefferson Airplane e i Grateful Dead, partorita sotto l’occhio vigile dei Kyuss verso la metà degli anni Novanta nell’assolata Palm Desert, California. L’epilogo viene affidato all’onirica “A L’Ombre Du Temps”, straniante monologo che ci trascina nei vicoli più lugubri e malconci di New York City, narrati a suo tempo con spietata efferatezza dai The Velvet Underground nel mastodontico “White Light/White Heat”. Applausi.

TRACKLIST

  1. Rough Times
  2. Into The Wormhole
  3. Skeleton Blues
  4. Die Baby Die
  5. Vampires
  6. Tribulation Nation
  7. Words Of Evil
  8. The Lost Child
  9. You Found The Best In Me
  10. A L'Ombre Du Temps
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