7.0
- Band: KALEDON
- Durata: 01:05:01
- Disponibile dal: 01/07/2005
- Etichetta:
- Steelborn Records
- Distributore: Self
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La saga continua. I bardi sono sempre loro, i Kaledon, il sestetto nostrano giunto al terzo CD, un buon CD. Va detto sin da principio che la scuola power metal italiana continua irrefrenabile ad essere alimentata da sempre più e validi gruppi, tra cui figurano anche i Kaledon, che per l’occasione hanno voluto fare le cose in grande: ottima registrazione prima presso l’Inverigo Studio e poi presso i versatili e sempre professionali The Outer Sound Studio di Giuseppe Orlando; c’è anche un session guest di tutto rispetto, quel Jorg Michael dal curriculum notevole (Running Wild, Stratovarius, Saxon, Grave Digger, Rage) presente su questo CD anche se ora nella line up figura nuovamente il batterista storico dei Kaledon, David Folchitto, presente sui primi due lavori del gruppo. La band suona un power metal sinfonico dai diversi spunti classic heavy cercando per quanto possibile una via un po’ originale. Il CD è più che discreto, ci sono alcuni brani non riusciti ottimamente come alcuni presenti nella seconda parte, che alterna però anche ottime canzoni come “Come With Me”, lenta ed emozionante e “Break The Chant” che contiene un refrain davvero vincente. La traccia meno bella è forse “The Glory Starts” che forse ha un po’ troppo seguito certi schemi tanto cari agli Hammerfall. Molto belle invece “The Hidden Ways” in cui il cantante dimostra di essere all’altezza dei suoi compagni anche se quando si spinge con la voce su tonalità troppo alte il risultato non è dei migliori, e “Mighty Son Of The Great Lord”, brano power metal dal feeling molto intenso. Le tastiere non fanno un grande lavoro, specie qualitativamente parlando, sono sì presenti ma qui si bada più alla quantità che alla qualità; niente di scandaloso, semplicemente c’è il ‘solito’ uso dei synth nel power. Meglio i Kaledon quando si incattiviscono un po’ perché a volte rischiano di diventare un po’ troppo leziosi e soft come nella canzone “In The Eyes Of The Queen”. Ma per fortuna la band non si limita ai soli due accordi di chitarra, a una doppia cassa lanciata a mille e ad un giro sinfonico scontatissimo alla tastiera. Il lavoro più ragionato e personale c’è e si sente, non tutti i brani sono da incorniciare ma in un lavoro così lungo c’era da aspettarselo perché i Kaledon sono una promessa, non ancora una realtà. La saga continua…
