KALEIKR – Heart Of Lead

Pubblicato il 24/02/2019 da
voto
7.5
  • Band: KALEIKR
  • Durata: 00:47:57
  • Disponibile dal: 15/002/2019
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore: Audioglobe

Si torna in terra islandese con i Kaleikr e il loro debut album “Heart Of Lead”, un disco che racconta molto più di quello che presenta sulla carta e lo fa con delle divagazioni a volte davvero sorprendenti. La fascetta promozionale ci parla di un black metal di stampo islandese (cosa che oramai ha effettivamente un chiaro valore descrittivo) accompagnato da un death progressivo che vorrebbe ricalcare le gesta di certi Opeth, con un occhio anche verso gli Enslaved. E degli Opeth d’altri tempi in effetti c’è più di qualcosa.
Quanto sopra non dista dalla realtà, infatti, ma vi sono tantissime aperture verso altri lidi: un certo post rock fa si che echi di gente come God Is An Astronaut facciano capolino molto più spesso di quanto ci si possa aspettare, e non mancano aperture groove da far pensare anche ai Gojira più recenti. Sembra tutto bellissimo, eppure sin dal primo ascolto c’è qualcosa che stona, qualcosa che non ci torna. E questa cosa, dopo ripetuti ascolti, sembra essere una mancanza di genuinità che non riusciamo a non sentire ad ogni fruizione di “Heart Of Lead”. Il disco è scritto e composto benissimo e suonato meglio, tutto fila liscio alla perfezione, troppo alla perfezione, se riusciamo a farci capire; Kjartan Harðarson e Maximilian Klimko devono aver ragionato molto su questo lavoro che prosegue le gesta della precedente incarnazione della band, i Draugsól, hanno probabilmente scritto e riscritto, vi si sono scervellati, e il risultato è un disco ottimo sulla carta ma che non riesce a scrollarsi una certa freddezza di dosso, che in questo caso non si traduce in glaciale misantropia propria del genere, ma più una specie di snobismo, un distacco intellettuale dalla propria stessa opera. Si percepisce quasi una specie di chiusura verso l’esterno, di una costruzione intellettuale che non ha voluto guardare ad altro che al proprio volere creativo e che ha dunque chiuso le porte ad ogni ingerenza esterna. Il che di solito dovrebbe essere sintomo di qualità, ma le opere d’arte che mancano di empatia alla fine hanno sempre una marcia in meno.
Le composizioni però sono assolutamente intoccabili: brani come “Beheld At Sunrise” (avevamo nominato i God Is An Astronaut?), “Of Unbereable Longing” o il prog Opethiano della titletrack sono un trionfo di soluzioni, di cambiamenti di aria e atmosfere, vanno a toccare lidi anche impensati e fanno di “Heart Of Lead” un album che con un po’ di passione in più ci avrebbe toccato in maniera diversa. Resta un ottimo album, ma che lascia un certo amaro in bocca.

TRACKLIST

  1. Beheld at Sunrise
  2. The Descent
  3. Of Unbearable Longing
  4. Internal Contradiction
  5. Neurodelirium
  6. Heart of Lead
  7. Eternal Stalemate and a Never-ending Sunset
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