KALL – Brand

Pubblicato il 16/07/2020 da
voto
7.0
  • Band: KALL
  • Durata: 00:59:38
  • Disponibile dal: 19/06/2020
  • Etichetta:
  • Prophecy Productions
  • Distributore: Audioglobe

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Seconda prova per gli svedesi, che approdano su Prophecy Productions dopo l’esordio omonimo autoprodotto. La band nasce dalle ceneri dei Lifelover, dai quali provengono chitarre (H. e Fix) e voce (Kim). Completano la line-up Alex Purkis, già in forze a Craft e Hypothermia e la sassofonista Sofia Hedman, l’unica musicista – apparentemente – nuova all’ambito metal. Sebbene il background di provenienza sia quello del depressive rock/black metal, la tela dipinta dai sei ragazzi di Stoccolma ha toni decisamente più caldi e variegati: pensiamo a “Fervour”, coi suoi accenni acustici e quasi progressivi (che hanno qualcosa del periodo “Deliverance”/”Damnation” degli Opeth) che sfociano in un rock depressivo dai toni vicini al doom. Qui – come altrove nel disco – il sax ha un ruolo solo in apparenza secondario; parte quasi in sordina sul finire del brano per poi trasformarsi in protagonista assoluto. Rispetto a Lifelover e Hypothermia il grado di malessere e follia espressi in musica sono decisamente minori, così come siamo ben lontani dalla furia black metal dei Craft. Nei Kall (‘freddo’ in svedese) è molto forte l’elemento sperimentale, senza per questo dimenticare il gusto lo-fi per i suoni tipico del depressive rock. Il brano più dinamico e immediato – nonché tra i migliori del lotto – è l’opener “Rise”, che si collega idealmente e musicalmente alla strumentale in chiusura “Fall”, che vibra di un’intensità calda vicina allo stoner. Il resto del disco è composto da pezzi molto atmosferici, talora più orecchiabili (“Eld”) in altri frangenti decisamente sperimentali (“Fukta Din Aska”) ma comunque nel complesso tutto tranne che immediati.
“Brand” non è un disco facile per la sua struttura che in questo tanto differisce dall’approccio scarno e diretto dei predecessori Lifelover. Serve più di un ascolto per ‘digerirlo’ in pieno e anche a questo punto difficilmente riusciremo a farcelo scivolare nelle orecchie senza qualche piccolo intoppo. Non che ci siano brutture o momenti da dimenticare, ma un’ora di musica rischia di essere un po’ eccessiva considerando che mancano brani capaci di trascinare e imprimersi nella memoria. Nonostante questo il livello di scrittura è sicuramente molto buono, così come le soluzioni adottate risultano in molti casi molto ben riuscite. Speriamo in futuro di aver modo di ascoltare una versione leggermente più asciutta e a fuoco dei Kall, nel frattempo sappiate che probabilmente servirà più di un tentativo per apprezzare al meglio questo disco, ma ne può valere la pena.

TRACKLIST

  1. Rise
  2. Fervour
  3. Eld
  4. Fukta Din Aska
  5. Hide Below
  6. Fall
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